Fiumicino: dopo la discarica il rischio è il biogas


Il territorio di Fiumicino continua a lottare. Si lotta contro l’ampliamento dell’aeroporto Leonardo Da Vinci, contro la costruzione del porto della Concordia (la cui costruzione è stata fermata dalla Procura di Civitavecchia), contro la discarica. Si lotta infine contro la costruzione del mega impianto biogas di Maccarese. “Non vogliamo in alcun modo che gli interessi di Ama, l’emergenza di Roma, il mercato energetico drogato dai finanziamenti pubblici dei Certificati Verdi, la cecità ed incapacità conclamati di amministratori e di politici avvelenino, più di quanto non lo sia già, la nostra salute e l’ambiente in cui viviamo” grida a gran voce il Comitato Rifiuti Zero Fiumicino con dati alla mano.
Inizia così un nuovo braccio di ferro tra la popolazione e la ricerca, da parte delle istituzioni, di una soluzione del problema rifiuti di Roma.
Ma può il biogas essere una soluzione? La risposta è facilmente deducibile: la produzione di biogas brucia energia per produrre energia (un paradosso), è maleodorante, rischia di essere portatore di batteri, inquina, in assenza di una raccolta differenziata seria è incapace di produrre compost di qualità e, dulcis in fundo, mangia terra all’agricoltura. Tanto che anche Slow Food mette in guardia contro la realizzazione di questo tipo di impianti: troppo esposti al rischio di una speculazione sulla produzione di biogas al fine di avvalersi degli incentivi e risparmiare sulla costruzione.
Più che una soluzione al problema dei rifiuti, il grande impianto di biogas che l’Ama vorrebbe a Maccarese sembra essere piuttosto un buon affare per rivendere energia a prezzi maggiorati grazie al CIP6, che stabilisce prezzi incentivati per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate”.
Del resto gli imprenditori guardano ai propri interessi, come è giusto che sia. Ma fino a che punto lo è? È questa la domanda che dobbiamo porci. È giusto seguire immensi progetti caldeggiati dalle solite argomentazioni (creazione di nuovi posti di lavoro, sviluppo economico, inventivi statali) senza pensare alle conseguenze per la collettività? È giusto che pochi facciamo profitto sulla pelle di un’ intera comunità?

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