Suk Ovest


Presentato ad Ostia il nuovo libro di Massimiliano Smeriglio

Una storia di criminalità, voglia di riscatto e di vendetta. Quella del protagonista del nuovo romanzo di Massimiliano Smeriglio, Suk ovest: banditi a Roma (Fazi editore), presentato lo scorso sabato presso la biblioteca ‘Elsa Morante’ di Ostia.
Ambientato in uno dei quartieri storici di Roma, Smeriglio, dopo il successo di Garbatella combat zone, torna a parlare della Garbatella, della zona sud ovest di Roma, compiendo una rivisitazione noir della riva sinistra del Tevere, una realtà profondamente diversa dagli altri quadranti della Capitale.
Valerio Natali, tornato da una lunga latitanza in Messico, scopre l’assassinio dell’amico fraterno, “er Gatto”, caduto in una rete criminale più grande di lui e legata al traffico dei rifiuti. Parte da qui la ricerca della mano assassina, con l’aiuto di un writer, una escort, un poliziotto.Una storia avvincente, in cui la ricerca della vendetta personale di Valerio tracima i confini di quartiere e l’azione teppistica dei piccoli bulli per addentrarsi nei meandri della malavita organizzata dei quartieri più ‘in’ della Capitale. Ed è proprio nella rottura di questi argini di contenzione che separano la riva sinistra del fiume dalla riva destra, che emerge la diversità di una città complessa e composita, dove ogni quartiere ha le proprie dinamiche, i propri ‘affari’; dove vecchi e nuovi business si intrecciano, rivelando la nuova mappatura criminale della città eterna.
Aderente alla realtà e alla storia della Garbatella, quello di Smeriglio è romanzo moderno, che induce ad una profonda riflessione sul tessuto economico e sociale di una città contesa tra bande di quartiere, in un contesto metropolitano alla deriva, marginalizzante, rancoroso, matido di violenza e corruzione. Una città in cui il potere criminale cambia volto, ma che paradossalmente trae origine dallo stesso humus criminale di sempre, fatto di “banditi anni Settanta che si ostinano a non andare in pensione, ex fascisti degli anni di piombo trasformati in business men capaci di divorare la cosa pubblica, di mangiarsi la città, i suoi servizi, persino la bellezza”.
Un boccone amaro di cui ancora oggi possiamo cibarci, in una Roma culturalmente regredita, atrofizzata, in cui dilagano gli effetti della crisi e dell’individualismo, dove ancora trovano terreno fertile i fasci del terzo millennio e dove i ragazzi continuano ad accoltellarsi per uno sgarro subito o per un derby ancora tutto da giocare.

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