Diritto di critica. Possibilmente, senza tribunale


images“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]”. E’ l’articolo 21 della nostra Costituzione. Un diritto/dovere dei cittadini, atto a regolare i rapporti civili e a vegliare sul principio democratico; un dovere di critica e di cronaca per i giornalisti, chiamati ad essere, nella versione americana, i “cani da guardia” del potere.
Eppure, insieme a tanti altri diritti fondamentali (vedi salute e lavoro) anch’esso è ripetutamente soggetto alle ‘invasioni barbariche’ da parte dei super potenti. Che forti del ‘gigantismo’ dei loro portafogli cercano di far tremare la terra sotto i piedi di quei (pochi) cronisti ancora pronti a svolgere il proprio lavoro con professionalità e, soprattutto, in assoluta autonomia da ogni tipo di condizionamento o pressione.
E questo in Italia ha un costo. 25 milioni di euro se parliamo della richiesta di risarcimento di Eni nei confronti della Rai e della Gabanelli per la puntata di Report del 16 dicembre scorso dal titolo “Ritardi con Eni”. E concordo con quanto scritto da Stefano Corradino in un post di ieri sul blog del Fatto: “Oggi il bavaglio si avvale di strumenti più sottili ma non meno temibili. Uno di questi è rappresentato dalle cosiddette “querele temerarie”: in pratica se un’inchiesta giornalistica dà fastidio al potente di turno, politico, economico o religioso che sia, scatta la querela. Con richiesta milionaria di risarcimento. E così, il più delle volte, l’autore smette di proseguire il suo lavoro di documentazione intimorito dal procedimento legale”. Articolo per cui l’Eni non ha mancato di replicare spiegando le motivazioni della richiesta di risarcimento, tra cui quella di difendere il lavoro di migliaia di persone che lavorano nel colosso dell’energia.
Ma l’inchiesta di certo non metteva in dubbio il lavoro dei dipendenti; semmai cercava di fare chiarezza sul lavoro dei dirigenti e sulla gestione di una grande azienda strategica per il Paese, la prima impresa italiana, sui rapporti con la Russia, il prezzo del gas, su cosa paghiamo in bolletta, che se le cose vanno male siamo sempre noi, i cittadini, a rimetterci.
Mi piacerebbe quindi che le leggi, la politica e le testate giornalistiche, a partire proprio dalla Rai, difendessero con maggiore forza e convinzione il lavoro di uno dei pochi giornalisti d’inchiesta (la Gabanelli) più accreditati ed apprezzati in circolazione, fuori dal circo dei cronisti ‘prezzolati’ o di parte. Sarebbe un bel passo in avanti per la libertà di informazione e per la nostra democrazia malaticcia. Ecco perchè credo sia importante investire del nostro in questa storia e firmare la petizione “Salvare Report e il diritto di informare”.

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