Italian(s)


L’amarezza degli italiani. L’amore degli emigrati

Me lo ha chiesto un amico. “Scrivi qualcosa sugli italiani all’estero, e fallo col cuore”. Io ci provo. Lo farò col cuore, ma anche con tanta amarezza. Perché penso ad un Paese – il mondo_img_articolomio, il nostro – impoverito ed affannato verso un futuro sempre più incerto. Situazione ancor più aggravata dal fatto che tanti ragazzi e professionisti ‘abbandonano’ questa terra. Molti per scelta, perché l’Italia offre poco ai giovani talenti; altri per necessità, perché qui il lavoro non c’è. Vanno via dall’Italia arricchendo l’estero delle idee, delle competenze e dello spirito ‘made in Italy’. Così mi ritrovo a vivere in un Paese anziano – con tutto il rispetto per i nostri nonni – in decrescita, politicamente immobile, in cui giovani coppie faticano a costruirsi un futuro, a farsi una famiglia, a vivere in modo completo, edificante.
Un Paese in cui anche tra i giovanissimi si diffonde un senso di avversione per gli stranieri, gli immigrati, molti dei quali hanno trovato la morte in mare per una legge assurda e una politica sull’immigrazione assolutamente irrispettosa dei diritti umani, che ha chiuso le porte a chi, disperato, proveniva dalla sponda più a sud del Mediterraneo. Si animano così, in Italia, rinnovate forme xenofobe e razziste che nulla di buono apportano alla causa del ‘Bel Paese’ (questa l’ultima ‘uscita’ vergognosa, per giunta da parte di un docente). Ed è soprattutto in questo momenti che penso agli italiani all’estero. A molti miei amici che stanno in Germania, a chi ha scelto Londra, la Scandinavia o l’America. Penso a quanti sacrifici hanno fatto. Magari alcuni ci sono nati, ma altri, con coraggio, hanno lasciato gli affetti più cari; hanno faticato per integrarsi, per fare nuove amicizie, avviare un’attività; studiato per imparare la lingua con mille difficoltà e imbarazzi; hanno rinunciato al sole (e solo un italiano in Germania può sapere quanta nostalgia si possa avere di quella palla gialla in mezzo al cielo…). Penso a loro con ammirazione, e spero che non debbano subire, in terra straniera, gli insulti e gli atteggiamenti razzisti che gli italiani riservano oggi a chi viene in Italia, magari sperando di trovare chissà quale panacea ai propri mali. Poi però mi rassereno perché paradossalmente, nonostante l’immenso patrimonio culturale ereditato dalla nostra storia, sono consapevole che questi miei amici sono andati in Paesi più civilizzati dell’Italia (anche se, ammetto, il caso Svizzero proprio non mi va giù!).
Forse questo mio amico, Demetrio, che mi ha chiesto di scrivere il post, non avrebbe immaginato il mio disincanto nel raccontare l’Italia. Ma lui vive all’estero. Ci osserva da lontano. Torna per le vacanze estive, quando il mare si fa bello e la vita si rallegra. Ama profondamente l’Italia, e soffre nel vederla affondare lentamente. Ma, diversamente da me, in lui prevale forte il sentimento di ‘italianità’, molto più presente tra i connazionali all’estero che in quelli in patria.
Io, invece, qui ci vivo ogni giorno, ed avendo vissuto anche altrove e viaggiando molto per passione, non posso che sentirmi mortificata in questo Paese, come cittadina italiana, come donna, come giovane.
Come italiana sono mortificata perché vedo un Paese dalle mille potenzialità turistiche-economiche-paesaggistiche-energetiche-culturali del tutto sottovalutate e depredate; vedo 2611-mazzettel’Italia corrodersi sotto l’effetto della corruzione, tra mazzette e tangenti col benestare della politica che da tempo ha dimenticato la sua funzione. Vedo imprenditori ed anziani impiccarsi perché non ce la fanno economicamente.
Come donna sono mortificata perché vedo ragazzine svendersi a politici e milionari per trovare un posto nella ‘società dabbene’, perché il tasso di occupazione femminile è ancora troppo basso; perché alle donne, prima dell’assunzione, gli si chiede se hanno intenzione di avere figli (e ci sarebbe da chiedersi come, visto che i contratti sono precari, roba di tre mesi per tre mesi, e le paghe basse!!). Eppoi come giovane. Mi sento mortificata perché manca il lavoro, vedo concorsi truccati, laureati lavorare nei call center, vedo sprecare le energie migliori per la rinascita culturale ed economica. Infine perché non riesco a intravedere un futuro sano, ma vedo le nostre acque, la nostra terra, la nostra aria ammalarsi di inquinamento causato dall’incapacità della politica e dai poteri forti che vogliono profitto ad ogni costo, anche se i nostri figli si ammalano di tumore e leucemia a soli 4/5 anni.
Caro amico mio, io vedo un’Italia che ha bisogno di un cambiamento epocale, culturale prima di tutto. Che poi è il cambiamento più difficile, soprattutto se il tessuto socio-culturale è sì impoverito. In questi giorni, ad esempio, con tutti i problemi che abbiamo siamo stati costretti a subirci la protesta contro i magistrati di Ruby Rubacuori (!!!) che diceva di non voler essere considerata una prostituta, dopo che l’Europa intera ci ha deriso per via della finta nipote di Mubarak ‘salvata’ dalle grinfie della Procura da Berlusconi. Come faccio io, a non essere così amareggiata? Tra l’altro, pochi giorni fa ho letto la notizia che dopo le ultime elezioni politiche (ovviamente da rifare perché siamo la Repubblica delle banane) è aumentato il numero di italiani in fuga! Eccome dargli torto! Del resto a loro va un grande merito: in questo Medioevo tutto all’italiana, almeno loro riescono ad illuminare positivamente il nostro Paese, facendosi conoscere per professionalità e competenze, e contribuento alla crescita economica di altre realtà.
Oltre a questi brevi riflessioni di italiana in patria, il mio amico mi chiede di parlare degli italiani all’estero. Del loro amore per il paese natio, della loro voglia di contribuire, per quanto possibile, a far uscire gli italiani da questa crisi endemica in cui si sono impantanati. Cosa possono fare gli italiani all’estero per aiutare l’Italia? Questo è un domandone. Ma credo che voi, proprio perché vivete altrove, possiate dare un valido contributo. Con idee, riflessioni, critiche!!! Ma soprattutto importando le buone pratiche; mettendo in risalto le soluzioni adottate nel Paese che vi ospita nella gestione della cosa pubblica, della burocrazia, nella risoluzione di vari problemi, con uno sguardo diverso, più obiettivo e meno ‘incazzato’, di quello che abbiamo noi in Italia.

Io ad Oslo

Ad esempio: solo qualche giorno fa sono stata in Norvegia. E per dire una cavolata, ad Oslo mi sono emozionata solo a guardare la banchina del lungomare, fatta in legno, ovviamente tutta pedonale, vivibile e fruibile dai cittadini, aperta al mare come una grande finestra sul fiordo. Il lungomare d’Italia invece è oramai quasi inesistente. Cementificato (pochi posti si salvano), senza piste ciclabili ma con tanti parcheggi. Le spiagge libere quasi non esistono più perché i balneari hanno coperto tutto il litorale con veri e propri casermoni. D’estate le auto arrivano fin sopra la spiaggia e pensate che in certi punti il mare non si vede proprio, coperto da ville (abusive), stabilimenti, palazzoni. É così anche nel ‘vostro’ estero? Credo di no, ma credo anche che sia importante mostrare agli italiani che nuove vie per uno sviluppo più efficiente e sostenibile esistono, e voi in questo potete darci un grande aiuto.
Ecco, alla fine, oltre al cuore ci ho messo anche la pancia, ho scritto di getto. Forse non sarà il post che il mio amico si aspettava, ma di sicuro è dedicato a lui, a tutti coloro che ho avuto modo di conoscere e che da lontano, con amore, osservano questa piccola Italia che fatica a farcela.

PS: Insomma, più che un post è uno sfogo e una richiesta di aiuto 🙂
Un abbraccio a tutti e…attendo i vostri punti di vista 😉

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6 thoughts on “Italian(s)

  1. Cara amica del cuore Erika,
    sai la mia stima per te e grande, e sai quanto vado fiero del lavoro che svolgi. Mi hai emozionato eccome, me lo ero immaginato proprio così il tuo post. Hai raccontato con perfezione la nostra situazione attuale. Voglio confortarti e dirti che di italiani come noi ce ne sono parecchi qua all’estero, e siamo pronti a dare non solo una mano ma molto di piu. Perché noi amiamo la nostra terra che da decenni e stata maltrattata da poche persone. Siamo pronti a tutto per ridare all’Italia quello splendore che merita. La prima cosa che ti insegni quando vai all’estero e la solidarietà, la fratellanza e l’unione tra noi italiani!! Forse sarebbe un punto di partenza importante, per la rinascita di un Italia diversa, da come ce la ritroviamo adesso. Credo che se i nostri connazionali chiamano noi saremo pronti a rispondere all’appello!! Credo che andare all’estero e vedere diverse culture, e cercare di apprendere il piu possibile e un arricchimento non solo per noi stessi ma anche per la nostra patria. Hai detto bene non bisogna inventarsi nulla ma bisogna guardare gli esempi positivi e applicarli. Non bisogna fare la guerra al mondo ma bisogna internazionalizzarsi, questa e l’unica via percorribile per un Italia all’avanguardia!! Dobbiamo salvaguardare la nostra storia, da cui prendere la forza per uscire da questa crisi che attanaglia le famiglie Italiane!! Credo per terminare che ce la faremo anche questa volta, perché penso che noi italiani nel momento peggiore diamo sempre il massimo di noi stessi. Io per te Erika ci sarò sempre, custodiscimi e quando avrai bisogno io sarò sempre a tuo fianco. Questa e la promessa che voglio fare al mio paese nativo Sanza e a tutta L’ITALIA!!

    Thank You, Dankeschön

    Buono Demetrio

  2. Non ho chiaro cosa dire ma qualcosa voglio dire. Cosa possono fare gli italiani all’estero ? secondo me nulla o poco possono fare il loro dovere e facendo quello guadagnarsi da vivere cosa che in Italia, alcuni, non possono fare. Per l’Italia, che ha tutti i mali di cui parla Erica, possono e devono fare gli italiani che rimangono: possiamo fare noi. L’Italia è un paese malato e tutti i cittadini oltre il 90 % hanno, secondo me, uno scarso senso civico che anni di storia hanno consolidato. Nessuno faccia la vittima, nessuno, tutti dovremmo alzare la testa cominciare a comportarsi degnamente, chiedere e pretendere il giusto ed operare per quello. L’Italia è il paese dove tutti si lamentano per le tasse esagerate e tutti sono evasori ma vi rendete conto ? Ci vuole secondo me una crescita culturale, riacquistare il senso civico attraverso la cultura, la comprensione che non si può chiedere ad altri ciò che noi non diamo. Amo questo paese e non me ne andrò mai, non credo che tutto è perduto e penso cara Erica che ci siano tante spiagge belle e libere. Credo anche che l’abusivismo stia diminuendo e qualcosa si muove. Chi vive all’estero faccia il proprio mestiere ma noi dobbiamo cambiare l’Italia tutti i giorni, con il nostro esempio, con le tue parole, con la passione in quello che facciamo perchè solo se mettiamo la passione riusciamo a convincere gli altri a comportarsi correttamente. Mi scuso perchè non scrivo bene e correttamente come te mia cara amica, spero solo che questi nostri sfoghi facciano breccia nel cuore di qualcuno

  3. Lo spero anche io. Forse non saremo un paese rivoluzionario o che scende in piazza ‘con i bastoni’ come dice Grillo. Forse qualcosa si muove e i tanti comitati che nascono per difendere i propri diritti (lavoro, ambiente, salute…) sono i promotori di una nuova primavera di attivismo civico e culturale di cui abbiamo estremamente bisogno. Ma quel che dice Massimo è vero: ognuno di noi deve sentirsi parte di questa barca che affonda. Perchè solo così, ognuno col suo bicchierino, potrà contribuire a svuotare la barca dal peso dell’acqua…e permettere a questo paese di proseguire la navigazione verso lidi migliori.
    Solo insieme se ne esce, ed è per questo che i cittadioni devono farsi sentire e premere su amministratori e governanti. Anche da lontano, perchè anche le ‘voci fuori campo’ possono dare forza alla nostra battaglia

  4. Mi sono commosso, è tutto vero, purtroppo è quello che ci meritiamo,
    mi auguro solo che qualcuno si prenda veramente le dovute responsabilità, prenda atto della reale situazione e cominci a pensare a questa povera nazione in declino.

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