Rifiuti: “Nessuna sindrome Nimby”


rifiuti 1Nessuna sindrome Nimby nella mobilitazione di comitati e cittadini contro le discariche e gli inceneritori. Questo mi sento di dirlo. Perché chi partecipa a questi iniziative lo vede, lo ascolta, lo sente. Non si tratta di battaglie localistiche; sono movimenti che vanno oltre la semplificazione dei confini comunali. E la ragione è semplice, almeno per chi abbia voglia di ascoltarla. Ieri me l’ha spiegata bene una persona che ho intervistato. Daniela mi ha detto: “E’ assurdo pensare di augurare quello soffriamo noi a altri territori, ad altri cittadini, ad altre famiglie. In questa Valle – ha sottolineato – non c’è famiglia che non abbia un malato di tumore. Noi le discariche e gli inceneritori semplicemente non li vogliamo, da nessuna parte, perché ci sono altri modi per la gestione dei rifiuti. Basta usare l’intelligenza e avere volontà di farlo”.
Volontà e intelligenza che fino ad oggi non ci sono state. Non c’è stata una programmazione per il ‘dopo Malagrotta’, quel buco maledetto che, si sapeva, prima o poi si sarebbe riempito fino all’inverosimile. Nel frattempo, proroga dopo proroga, la politica porta portaavrebbe dovuto intraprendere nuove strade e nuove soluzioni per provvedere ad una moderna gestione dei rifiuti. Implementando la differenziata (oggi a Roma ferma al 25%), potenziando il porta a porta, e magari adottando normative, a costo zero per le amministrazioni, finalizzate alla riduzione del packaging, ovvero di tutti quegli imballaggi inutili e a premiare le aziende che utilizzano materiali non riciclabili (vedi il tetra pack) o difficili da riciclare (magari composte da più materiali, impossibili da separare).
Invece, come sempre, attendiamo la tirata di orecchie da parte dell’Europa, che ci sottopone a procedura di infrazione. Ma soprattutto attendiamo che ‘a comandare sia l’emergenza’, utile a legittimare decisioni ‘indigeste’ ai cittadini (nuove discariche e nuovi inceneritori), ma che dettate dall’emergenza vengono vendute come ‘necessarie’. In una città come Roma, la Capitale; in una regione come il Lazio. Dove le amministrazioni non solo hanno permesso il monopolio inceneritorenella gestione dei rifiuti a Cerroni (che da imprenditore pensa ovviamente ai suoi interessi e non a quello dei territorio, a cui invece dovrebbe pensare la politica) ma negli ultimi due anni hanno intrapreso una vera e propria ‘guerra dei rifiuti’ per riprendere il titolo del libro di Massimiliano Iervolino, di cui ne caldeggio la lettura. Pagine illuminanti per capire come Cerroni si sia conquistato il titolo di ‘Re della monnezza’; con quali criteri (e qui ne leggerete delle belle) siano stati individuati i siti ‘adatti’ ad ospitare la discarica; leggerete del perché, in un momento di grande difficoltà economica per la Regione, la Polverini abbia deciso di creare una nuova società regionale, Lazio Ambiente Spa. Pagine che svelano la guerra intestina tra pubblico e privato per accaparrarsi la gestione di uno degli affari economici più grossi e redditizi. La monnezza.
Che la politica non abbia saputo dare risposte adeguate è sotto gli occhi di tutti. Ma non essere solidali con i cittadini che combattono per tutelare i propri territori, la propria salute, è ignobile. E non c’è interesse (economico) che tenga. Non sono d’accordo con chi, pur di evitare la monnezza nelle strade di Roma, si dice favorevole a bruciare i rifiuti nei cementifici o a costruire l’inceneritore. Queste sono scelte vecchie, trapassate, ed avallarle oggi non ha senso. Piuttosto che pagare milioni di euro per le salatissime multe europee, per portare i rifiuti all’estero o fare scelte (l’inceneritore) da cui è difficile tornare indietro, che si investisse seriamente su un nuovo sistema di smaltimento e di recupero; che si investisse sulle fonti realmente rinnovabili. Disincentivando però quelle forme di energia assimilate alle rinnovabili, che altro non servono a sfamare gli appetiti di grandi imprenditori che con gli incentivi dello Stato e un minimo di investimento privato si garantiscono profitti enormi inquinando aria, suolo e sottosuolo, consumando terreno (agricolo) o invadendo riserve naturali (nel caso del mega impianto biogas di Maccarese).
Quello che mi chiedo, partecipando alle iniziative messe in campo da questi comitati è solo una cosa: ma dove stanno i romani?? Veramente pensano che la faccenda non li riguardi? Vorrei vedere anche loro, scendere in piazza per recriminare una raccolta differenziata seria, manifestare solidarietà a chi porta avanti una lotta di civiltà, una lotta che non riguarda il giardino di nessuno, semmai di ognuno di noi.

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