Che il primario torni a primeggiare


Il primario è il settore che raggruppa tutte le attività che vanno incontro a dei bisogni primari dell’individuo e della collettività. Ma quando si parla di agricoltura, non tutti sanno o riconoscono che è uno dei settori più importanti dell’economia nazionale, regionale ma anche locale. Di Fiumicino.
Eppure è un settore in declino, troppo frammentato, poco organizzato; un agricolturasettore in cui c’è ancora una scarsa managerialità d’impresa, poco redditizio e, per questo, sofferente di un mancato ricambio generazionale. I campi coltivati stanno scomparendo, cedendo il passo a prati incolti o peggio a progetti speculativi (biogas, raddoppio aeroporto) e al cemento indiscriminato che, a ‘botte’ di varianti al piano regolatore, va coprire tratti di parchi e riserve naturali. Eppure la terra e il mare, l’agricoltura e la pesca, potrebbero rappresentare importanti fattori economici sui cui investire e fare impresa, proprio perchè ‘primari’. Conseguentemente da sostenere e incentivare, soprattutto in territori ad alta vocazione agricola come Fiumicino.
E quando leggo notizie come questa – “Una nuova legge proposta dalla Commissione Europea renderebbe illegale “coltivare, riprodurre o commerciare” i semi di ortaggi che non sono stati “analizzati, approvati e accettati” da una nuova burocrazia europea denominata “Agenzia delle Varietà Vegetali europee” – beh, mi vengono i brividi. Significherebbe “castrare” i piccoli agricoltori che continuano nell’importantissima opera di fiumicino_(rm)_-_loc._isola_sacra_-_tempio_di_portunus_-_foto_di_g._garofoli_(07-2011)preservare e recuperare la grante varietà  colturale che abbiamo in Italia. Sarebbe avvantaggiare le grandi aziende, le multinazionali, le produzioni Ogm, a discapito dei piccoli e medi agricoltori che rappresentano il tessuto produttivo agricolo d’Italia; significherebbe perdere biodiversità. Perdere la terra e le tante piccole produzioni di nicchia per cui l’agricoltura italiana è invidiata in tutto il mondo. Vorrebbe dire ‘uniformare’ il settore agli standard dettati dall’europa e dalle lobby che la fanno da padrone.
E invece la terra deve tornare a contare e a produrre qualità. A fare reddito e ad essere nuova opportunità di crescita territoriale. A Fiumicino in particolare, che vanta l’Istituto agrario a fronte di una grande tradizione agricola. Un indirizzo che i ragazzi stanno riscoprendo. Un settore, quello primario, in cui capita che molti  trovino rifugio per reinventarsi un lavoro quando si perde il proprio. La dimostrazione è contenuta nell’articolo di Riccardo Luna “La rivoluzione nei campi dei contadini digitali” pubblicato su larepubblica.it e che parla del boom di aziende agricole che usano il web. Nuove tecnologie a disposizione dell’agricoltura di successo e che va incontro alle esigenze delle famiglie che giustamente chiedono risparmio e prodotti salubri.
agriSoprattutto, possiamo sperare che l’agricoltura torni ad essere una giusta fonte di occupazione. La  storia di Eutorto ci fa ben sperare. Eutorto è l’orto nato sull’Ardeatina ad opera dei cassintegrati dell’Eutelia. La dimostrazione che quando le cose vanno male, è proprio la Madre Terra a venirci in soccorso. Oggi più che mai, con la crisi che incombe, il settore primario deve tornare nuovamente al centro delle economie locali con l’aiuto della politica e la lungimiranza di chi è consapevole che la Terra è un bene da difendere con i denti e con le unghie per più di una ragione: alimentazione, economia e occupazione, tutela dell’ambiente e della biodiversità, sociale.
Buona terra, buoni frutti.

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