Alitalia. Dismesse le officine carrelli


alitaliaAltro know how perduto. Altro pezzo della compagnia di bandiera caduto nella moria occupazionale da anni che segna l’aeroporto Leonardo da Vinci.
Oggi se ne vanno le officine carrelli e relative professionalità. Novanta.
Un’emorragia di lavoro che sul nostro territorio non si ferma. Il sistema di manutenzione di Alitalia con i suoi diversi rami (strutture, componentistica, motori…) gestiva in modo eccellente la divisione manutenzione a 360 gradi. Un reparto che prima di Cai occupava circa 4000 lavoratori, di cui pochi vicini alla pensione e di cui parte è finita in cassitegrazione.
Ad oggi, il sistema manutentivo conta circa 1200 dipendenti. In costante diminuzione a causa del processo di esternalizzazione del lavoro (a favore di ditte per lo più francesi) e per cui progressivamente stanno stanno chiudendo i reparti di componenti e carrelli.
L’emorragia di lavoro dall’avvento di Cai ad oggi ha comportato la svendita di asset strategici, necessari per la manutenzione, quali banchi di prova per le revisioni, attrezzature, parti di ricambi…L’azienda si sta svuotando dei propri contenuti e chi compra è interessato solo agli slot, alle rotte di Alitalia.
La perdita di questi asset a sua volta ha compromesso l’intero sistema produttivo di tutta la filiera che mai più potrà essere ricostruita. Perchè impossibile riacquistare le attrezzature vendute, comprate ad esempio dieci anni fa e già ammortizzate. Oggi non sarebbe economicamente sostenibile. In più perchè si sono perse competenze e professionalità specializzate per la manutenzione, con un danno occupazionale per tutto l’indotto: dietro la formazione di un addetto specializzato si celano infatti altri 3-4 posti di lavoro. Anch’essi persi. Ma quanti altri ne seguiranno?
Auspicabile sarebbe una seria interlocuzione tra azienda e forze politiche per valutare un piano di “sviluppo” aziendale e per tutelare i livelli occupazionali.
Anche il Comune di Fiumicino dovrebbe alzare la voce e imporsi come referente per la tutela di lavoratori. Non possiamo più assistere invano a questa carneficina che lede dignità individuale, il futuro e la serenità di intere famiglie e che continua a lacerare il nostro tessuto economico e sociale.

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