D’ “amore” ammazzate


Un anno fa ne avevo scritto uno di post. Sempre sulle donne. Sempre sulla violenza, sulle donne. Oggi, 25 novembre, mi ritrovo a scriverne un altro. Perchè nulla è cambiato rispetto al passato. Anzi, la macchia donne_logodefinitivo_bn_sfondonero4di sangue si allarga.
600 milioni di donne è vittima di violenze nel mondo. In Italia, nel 2012 una donna ogni 3 giorni è stata uccisa dal proprio partner, 128 le vittime nel 2013. Più di un milione di donne hanno subito almeno una molestia. E se consideriamo anche gli atti di violenza, arriviamo a 14 milioni: una ogni 26 minuti. Ovviamente non sono dati miei, ma scaturiscono da statistiche e indagini varie, che ogni 25 novembre battono il suono, sordo, della campana a morto.
Una piaga, quella del femminicidio, drammatica, fino a poco tempo fa sottaciuta dall’opinione pubblica, dalla politica, dalla stampa. Un silenzio che ha un prezzo salatissimo. In termini di sofferenza, vite spezzate prematuramente, di bambini e ragazzi orfani di madre, di uomini che dopo aver ucciso la propria donna si suicidano.
Un silenzio che secondo lo studio di Intervita, è costato allo Stato 17 miliardi di euro tra spese sanitarie, cure psicologiche, acquisto di farmaci, impiego delle Forze dell’ordine, spese legali e i costi legati all’ordinamento giudiziario. 17 miliardi di euro per affrontare il problema dopo la tragedia, quando invece, invece, basterebbero 6,3 milioni di euro l’anno per contrastare il fenomeno, per prevenirlo.
Dobbiamo prevenire. Ma per farlo dobbiamo prendere consapevolezza e riconoscere: a) che il fenomeno esiste ed è esteso; b) che occorre creare una rete di protezione per le donne in difficoltà e i loro figli, strutture di accoglienza, punti di ascolto; c) che è un problema di cultura e con la cultura va affrontato, oltre che con le leggi e i fondi che certo sono necessari ma non evitano la tragedia; d) che ci riguarda tutti perché quando il vicino di casa sente le urla, non può tapparsi le orecchie e far finta di niente e dire con sufficienza che “i panni sporchi si lavano in casa”.
Serve proprio l’aiuto di tutti. Donne, uomini, istituzioni, associazioni, forze dell’ordine. Serve aderire alla convenzione No More e serve costituirsi parte civile nei processi contro rossila violenza sulle donne, come ha fatto oggi il Comune di Fiumicino. Serve indossare “tacchetti rossi” ed entrare nelle scuole. Serve diffondere una cultura basata sul rispetto reciproco, delle donne e di ciò che rappresentano. Nella società, nella famiglia, nel mondo del lavoro, nel sociale.

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