Mala-grotta-no


Inceneritore di Malagrotta: i cittadini di questo territorio non sono più disponibili ad ospitare impianti insalubri. E il ‘no’ deve essere corale.
L’area ricompresa tra Fiumicino e la Valle Galeria risulta già fortemente inccompromessa a livello ambientale a causa della presenza di importanti e numerose fonti inquinanti, tali da non permettere ulteriori scelte che ricadrebbero, ancora una volta e pesantemente, sulla salute dei cittadini, già fortemente provata.
E poi perchè la magica parolina “emergenza”, con cui si è derogato a tutto e con cui si volevano legittimare proroghe, nuovi inceneritori e nuove buche, non regge. Non più. Già nel 2012 la Commissione Europea, sollecitata dai cittadini dell’area, aveva effettuato un sopralluogo, da cui emerse un secco “stop” a Malagrotta e un deciso “no” a Monti dell’Ortaccio. Oggi la procura scava tra le montagne di rifiuti e ipotizza reati. Ma dopo la chiusura della discarica più grande d’Europa, il pericolo sembra essere il riavvio dell’inceneritore di Malagrotta, con tanto di ampliamento. Il sindaco di Roma rassicura in merito “Abbiamo aumentato la raccolta differenziata, passata da poco più del 20% a sfiorare il 40%. Non vogliamo inceneritori o termovalorizzatori, che sono pericolosi per ambiente e salute”. Fiduciosi in queste parole, insieme ai colleghi di maggioranza al Comune di Fiumicino, abbiamo presentato un ordine del giorno per contrastare la riaccensione dell’inceneritore.
I motivi sono ben rintracciabili nel testo del documento: l’inceneritore fa male. Non riduce i rifiuti, ma semplicemente li trasforma in qualcosa d’altro, ancora più dannoso per la salute: ceneri, acqua di scarico, gesso e le polveri sottili (PM10), sempre più sottili (PM 2.5, PM1), che soffiano su case, terreni, allevamenti e che inconsapevolemente inaliamo, mangiamo.
E infine, l’inceneritore non serve, perchè più si differenzia e meno saranno i rifiuti che portanno alimentare gli impianti di incenerimento. Ergo: se è vero che le politiche locali, regionali e nazionali vogliono puntare sulla raccolta differenziata, non si vede ragione per cui accendere nuovi o vecchi inceneritori.
Difatti, le amministrazioni sono chiamate a privilegiare la prevenzione della produzione e della pericolisità dei rifiuti, i riciclo, il recupero e, infine (ma proprio infine), lo smaltimento. Ed è su questi punti che si deve lavorare, a tutti i livelli amministrativi, al fine di raggiungere gli obiettivi fissati dall’UE sulla raccolta differenziata e conseguentemente tesi ad abbandonare gli impianti di incenerimento, classificati dall’art. 216 del T.U. delle leggi sanitarie come “industrie insalubri di I classe”, ovvero quelle attività industriali che debbono essere isolate nelle campagne e tenute, guardacaso, lontane dalle abitazioni.

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