Lo “Sblocca Italia” in rassegna


sbloArriva lo Sblocca-Italia con tutte le sue opere. Così atteso dal mondo produttivo che dalle colonne de Il Sole24Ore la Confindustria non fa tardare un commento a caldo: “Aspettiamo il testo definitivo ma la nostra impressione è che non sarà sufficiente per far ripartire il Paese”. La parola di Squinzi contro quella di Del Rio, secondo cui lo Sblocca-Italia servirà a disincagliare la nave. Speranza che tutti condividiamo.
Non senza qualche perplessità. “Lo schema – si legge su Il Fatto Quotidiano – è quello di sempre, evitare verifiche tecnico-economiche sugli investimenti, rilanciando opere avviate quaranta anni fa, non più necessarie per poter erogare a pioggia le (scarse) risorse pubbliche. Le opere civili sostengono una industria “obsoleta”, chiusa alla concorrenza ma aperta alla corruzione. Il contrario degli obiettivi di un governo riformatore”.
L’ Huffington Post ci va giù pesante. “Nelle bozze che circolano ci sono articoli che nemmeno il peggior Berlusconi aveva fatto approvare: si va dalla privatizzazione dell’acqua, in spregio alla volontà dei cittadini espressa nel referendum, alla privatizzazione del demanio per permettere nuove costruzioni sulle spiagge, e ci sarebbe persino una norma sblocca-inceneritori che, comunque la si pensi sul tema, appare evidentemente fuori tempo visto che nel campo della gestione dei rifiuti sono ben altre le tecnologie moderne da implementare”.
E proprio gli inceneritori, chiarisce l’articolo Il Fatto Quotidiano, (ma si legge in chiaro all’art. 10 del decreto) “diventano opere strategiche di interesse nazionale e il piano per la loro costruzione si farà a Roma. Gli effetti: viene violato il principio di legge per cui i piani dei rifiuti sono compito delle Regioni, si disincentiva di fatto la raccolta differenziata”. In contrasto con la Direttiva quadro 2008/98 (recepita con in Italia con il decreto legislativo 205/2010) dell’Unione Europea che, come sottolineato dal Sardinia Post, “stabilisce le priorità secondo cui deve essere gestita qualsiasi frazione merceologica dei rifiuti, relegando alle ultime posizioni il recupero di energia e lo smaltimento tramite incenerimento o discarica. (…) Insomma, largo alla combustione dei rifiuti per la produzione di energia, nonostante si tratti di una pratica inquinante, a scapito della prevenzione, del riutilizzo e del riciclaggio”.
C’è poi chi denuncia una maggiore distanza tra politica e territorio. “Si blindano i cantieri sul modello del Tav Torino-Lione e si allontanano i luoghi della decisione da quelli coinvolti. Pure le trivellazioni per nuovi pozzi di petrolio, d’altronde, e i siti di stoccaggio del gas naturale diventano opere strategiche di interesse nazionale”. In barba alle Regioni che proprio “per difendersi da possibili estrazioni nei loro mari, hanno approvato una proposta di legge alle Camere per vietare ricerche di petrolio e gas” come hanno fatto Veneto, Abruzzo, Molise, Marche. Se in Puglia di dà l’ok al Tap, in Sardegna “il decreto sblocca le trivelle della Saras ad Arborea e della Schulemberg su 21 mila km² al largo di Stintino, Alghero e poi giù fino a Oristano: in pratica, tutta la costa nord-occidentale dell’isola”. Ma Renzi precisa: i progetti verranno studiati “ovviamente con il coinvolgimento delle Regioni”.
untitledTanti gli investimenti sulle ferrovie e alta velocità. Che secondo l’economista Tito Boeri non sarebbero i binari giusti su cui far correre il rilancio. “Non è la prima volta che un governo italiano si affida ai trasporti e soprattutto alle Ferrovie dello Stato (che continuano a non assicurare la pulizia dei treni su gran parte delle tratte) per rilanciare un’economia che non riesce a ripartire. I fallimenti del passato, quando peraltro c’erano ben più risorse da destinare a queste opere, non sembrano essere stati metabolizzati”.
E pure mancherebbero “risorse fresche”: “la pioggia di miliardi per rilanciare la crescita non c’è. E anche lo stesso Lupi oggi ha dovuto riconoscere: “Una parte delle coperture potrebbe arrivare nella legge di stabilità”.
Ma alle critiche il premier rilancia con la sfida dei 1000 giorni. “Serve coraggio, non paura. Parte il countdown, ci giudicherete a maggio 2017”.
Renzi gioca d’anticipo, ma c’è chi pensa sia già in debito d’ossigeno.
#passodopopasso, siamo già a -998.

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