Da “Bel Paese” a “Groviera”. L’Italia del frack


Greenpeace_trivelleChe della sostenibilità ambientale il governo non ne faccia bandiera lo si era capito. Prima lo spalma incentivi poi, con lo “sblocca Italia”, gli inceneritori assurgono a “opere strategiche di interesse nazionale”, infine l’ok alle trivelle.
L’Italia da Bel Paese diventerà presto una bella groviera.Ma “questo non è un paese per fossili”. E non tratta di posizioni ideologiche, bensì di scelte politiche sbagliate e anacronistiche. Fuori tempo. In un Europa che parla di rinnovabili, di riduzione della Co2, di tutela ambientale. Si negano permessi per pale eoliche (perché quelle, eh, rovinano lo skyline!!!) ma poi si dà l’ok a trivellare le coste più belle di Puglia, Sicilia o il suolo centro dell’Italia.
Ecosistemi fragilissimi, in un Paese che continua a contare i danni per l’incuria dei territori defraudati del verde, delle coste mangiate dal mare e delle acque. Ma dove (con la complicità di un governo di sedicente sinistra) Lupi continua la sua opera cementificatrice. Mentre Genova affonda nuovamente, il Gargano continua a lavar via il fango, si aprono voragini e vulcanetti, le scosse di terremoto continuano a farsi sentire.
In tutto questo, noi trivelliamo. Invece di puntare su solare, eolico, energia idroelettrica e marina, sulle nuove frontiere dell’idrogeno o incoraggiare la produzione diffusa (i cosiddetti prosumers) noi trivelliamo. E continuiamo a scegliere i vecchi metodi di produzione energetica.
“Ma l’elettricità serve, e magari a basso costo”, direte. Certo. Peccato che non saranno i miseri giacimenti italiani a soddisfare la domanda interna e renderci autonomi dagli altri paesi esportatori. Peccato che la politica progressista e innovatrice dovrebbe trovare soluzioni innovative, per l’appunto, e non guardare al passato. Peccato che la priorità dovrebbe essere quella di affrancarsi dalla dipendenza dai combustibili fossili e studiare forme di energia alternativa e rinnovabile, in sinergia con i più importanti centri di ricerca.
Ciò significherebbe fare innovazione. Lavorare con le università, elaborare progetti che la stesa Europa non esiterebbe a finanziare, sostenere progetti pilota da estendere sul territorio nazionale, ragionare con le case automobilistiche sui concetti di mobilità sostenibile (e non visitare la Fiat-Chrysler, che in America ripropone i vecchi motori “fire” che il mio pandino montava nel ’90!). Ma alla fine, di innovazione in Italia se ne parla e basta. Al momento di quagliare si sceglie la più comoda, la più facile, la più affine a chi ha tutto l’interesse a mantenere in piedi un sistema produttivo a tutto di gas e petrolio.
Ancora complimenti. A destra e sinistra. Due facce della stessa medaglia, che se la tiri in aria te ne restituirà solo una. Quella di destra.

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