La puntata di #Report? Un inno alla pizza buona


pizza1Ti pareva che sulla storia della pizza nessuno avrebbe messo bocca? Del resto si sa, tanto è buona da leccarsi i baffi.
E dovranno essersi leccati i baffi davvero i tanti politici napoletani, che subito dopo la puntata di Report sul piatto più famoso d’Italia dal titolo “Non bruciamoci la pizza”, non gli è parso vero di fare un po’ di “sano campanilismo”, addirittura ipotizzando un’inchiesta anti-partenopea!!! (suvvia, siamo seri).A rinvigorire la già sterile polemica arriva anche il senatore Cuomo. “Sono rimasto davvero amareggiato dai servizi trasmessi da Report circa la ‘Pizza napoletana’. Ancora una volta, con un’approssimazione indegna di un servizio pubblico, si è tentato di aggredire l’economia e la tradizione enogastronomica della Campania e di Napoli in particolare” agenzia DIRE, 8 ottobre).
Parole pesanti, che arrivano da un membro della Commissione Vigilanza, che anziché cedere a facili strumentalizzazioni, ben dovrebbe comprendere il valore e il ruolo del servizio e pubblico. Che serve per informare e dare maggiore consapevolezza ai cittadini. E quindi, se gli alimenti bruciati fanno male e sono cancerogeni è bene si sappia, soprattutto se a mangiarli sono milioni di italiani ogni giorno. Era questo il senso del servizio, nessun attentato alla pizza (tantomeno a quella napoletana).
Ma il servizio dà fastidio, perché mette in cattiva luce non la pizza, ma come questa viene fatta in molte pizzerie, da nord a sud. E allora si fa leva sulle analisi per smontarlo. Quelle condotte da Report in un laboratorio specializzato sugli idrocarburi e le contro-analisi dell’istituto zooprofilattico del Mezzogiorno. Come riportato su Repubblica.it, dai risultati dello zooprofilattico “non sono emersi elementi di criticità o cancerogenicità” rispetto a quelli pubblicizzati dalla trasmissione. “Il motivo di un divario così elevato?” La società avrebbe “analizzato soltanto il nero, la parte cioè bruciata sotto la pizza. Andando, invece, a prendere l’intero prodotto e “frullandolo” i risultati sono quelli ottenuti nei nostri laboratori”. Ma le analisi, per essere realmente paragonabili, dovrebbero essere fatte allo stesso modo.
Tuttavia il senso del servizio non cambia: la pizza bruciata (al pari di qualsiasi alimento) fa male. Perché, per dirla con le parole dell’ecotossicologo intervistato “il prodotto della combustione contiene dei cangerogeni che possono essere assorbiti”. Se poi ti mangi pezzi di crosta carbonizzata l’assunzione è sicura, quando invece basterebbe pulire il forno con frequenza e aspirare i fumi della combustione. Lontano da qualsiasi forma di allarmismo, non è forse “servizio pubblico” dare questo tipo di informazioni?
Magari oggi, sia i consumatori che gli stessi pizzaioli, saranno maggiormente “attenti” a quello che viene messo in tavola. Perché la pizza è buona e sana. Basta farla bene. Ed è questo il significato ultimo, che personalmente ho colto, della puntata Report.

 

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