#liberifinoallafine, oggi è solo uno spot


imagesTalvolta, tra la vita e la morte c’è un “limbo”, in cui piena è la consapevolezza di un decesso certo e vicino. Così vicino da volerlo abbracciare per porre fine alle sofferenze inflitte dalla malattia. L’eutanasia è un tema che divide. Come lo è tutt’ora l’aborto, che più che un diritto rappresenta per le donne una corsa ad ostacoli, alla ricerca di un medico non obiettore di coscienza.

Più in generale, è il diritto all’autodeterminazione che continua a trovare freni e manca di riconoscimento. Quando invece basterebbe la declinazione del più ampio diritto alla dignità umana e ricondurlo all’interno dell’alveo costituzionale, agli articoli 13 e 32, che conferiscono all’individuo piena libertà personale e libera facoltà di decidere a quali trattamenti sanitari sottoporsi.
Semplicemente, basterebbe “riconoscere un diritto umano, il diritto di morire”, come afferma il prof. Veronesi nello spot lanciato dall’associazione Luca Coscioni e dal Comitato EutanaSiaLegale nella Giornata Mondiale dei Diritti Umani, per ricordare agli onorevoli parlamentari la proposta di legge di iniziativa popolare, sottoscritta da 67mila cittadini, depositata a settembre 2013 e mai discussa. “Le abbiamo provate tutte – ha ricordato Marco Cappato dell’associazione Luca Coscioni – ma il Parlamento fino ad ora è rimasto sordo. Negli 8 anni trascorsi dalla morte di Pietro Welby è stata sprecata ogni occasione per discutere una legge sul fine vita. Non c’è stata nemmeno un’audizione”.
D
a questo silenzio nasce l’idea del video. Tre minuti in cui 70 personaggi dello spettacolo, del giornalismo, della società civile, della scienza si prestano allo schermo per sollecitare il dibattito parlamentare sul tema dell’eutanasia e del testamento biologico. Un appello che ha provocato reazioni, dividendo la politica tra favorevoli e contrari. Se per Vendola “i tempi sono maturi”, il deputato Pd Patriarca apre al testamento biologico “ma no ad ogni forma di eutanasia”; mentre per la parlamentare dell’Udc Paola Binetti “l’eutanasia è un dramma, non un diritto”.
Rischia di consumarsi così, tra “favorevoli” e “contrari”, il dibattito su un tema così delicato. Posizioni entrambe legittime, quando si affrontano temi etici a forte caratterizzazione morale e culturale. Con un’unica differenza:imagesEKKHXDCT negare il diritto di autodeterminazione significa affermare il pensiero di alcuni prevaricando quello di chi non la pensa allo stesso modo, quando invece la libertà di scegliere se, come e quando porre fine alla propria esistenza dovrebbe essere garantita ad ogni individuo. Soprattutto se nel pieno delle proprie facoltà.
Ma questa è una storia che si ripete. Dal divorzio all’aborto, dalla fecondazione assistita alle unioni gay. Si assiste ad uno Stato incapace di affermare con forza il principio di laicità, richiamato anche dall’Unione Europea che all’art. 34 della Risoluzione sulla situazione dei diritti fondamentali nell’Unione europea sente la necessità di riaffermare l’imparzialità dello Stato, invitando i Paesi membri a “proteggere la libertà di religione o di credo, compresa la libertà delle persone non credenti di non essere discriminate a causa delle eccessive deroghe alle leggi sull’uguaglianza e sulla non discriminazione concesse per motivi religiosi”. Basterebbe, insomma, uno Stato laico e imparziale, capace di andare oltre le opinioni e l’ideologia, per lasciare gli individui liberi di scegliere come vivere, #finoallafine.

P.s: forse, chi non è malato non lo capisce. E forse tanti di noi non lo farebbero. Ma perché limitare gli altri in una scelta così indiscutibilmente sofferta, intima e personale?
E.A.

 

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