Continuare ad essere Charlie Hebdo


charlieSconvolge quanto avvenuto a Parigi. Sconvolge la mattanza di innocenti per mano di Boko Haram. Sconvolgono gli scozzamenti dell’Isis, l’efferatezza dei terroristi, messaggeri e portavoce solo di se stessi, di nessun altro.
“Siamo tutti Charlie Hebdo” è la risposta a tutta questa violenza, ma lo saremo davvero solo se laici.
I francesi lo avevano già capito, tanto da citarla espressamente, la laicità, nel primo articolo della loro Costituzione: “La France est une République indivisible, laïque, démocratique et sociale. […]”. Una Repubblica indivisibile, laica, democratica e sociale che assicura l’uguaglianza a tutti i suoi cittadini, senza distinzione di origine, razza o religione. Perché è proprio il concetto di laicità a garantire non l’ateismo, bensì il principio democratico e la pacifica convivenza in una società sempre più multirazziale e multiculturale.
Solo se laici, saremo tutti #charliehebdo. Un concetto che non piace ai fondamentalisti, di ogni ordine e colore, e che proprio per tale motivo diventa un’arma pungente tanto come la punta di una matita ben affilata. Utile anche per ammutolire le sirene, già spiegate, della propaganda di chi vorrebbe lo scontro tra civiltà e imporsi sugli altri, con l’odio, la rabbia e l’arroganza di sentirsi superiore, alla stregua degli stessi terroristi. Il vile e bieco espediente del “divide et impera” della destra estrema che invoca la pena di morte o riesce a dire, come ha detto il fondatore del Front Nationale Jean Marie Le Pen,  “Je ne suis pas Charlie” in un momento in cui tutti, indistintamente, dovremmo richiamare all’unità.
Certo, non basterà impugnare una matita e prendere parte alle manifestazioni di questi giorni. Per essere Charlie, dovremmo schierarci, nel tempo, a favore della laicità e quindi delle libertà fondamentali. A cominciare dalla libertà di stampa e di espressione; e quindi della satira che anche in Italia, ricordava venerdì scorso Travaglio dalle colonne del Fatto Quotidiano, ha vissuto momenti difficili (e non per mano di terroristi, ma della politica); sempre da noi, l’attuale bozza di legge sulla diffamazione licenziata in Senato lascia presagire tempi duri per la stampa e soprattutto per il web, quello che “non dimentica” e che, per certi versi, fa più male.
Dovremo essere #charliehebdo anche in merito alle scelte etiche, lasciando ognuno libero di agire secondo la propria di etica e pretendere leggi che garantiscano tale libertà; dovremmo sostenere la cultura della tolleranza, dell’accoglienza e dell’integrazione e magari insegnare nelle scuole non la religione cattolica, ma la storia delle religioni perché è solo favorendo la conoscenza di tutte le confessioni che ci renderemmo conto di quanto siano maggiori i punti di comunione che le differenze.
Basterebbe poco per essere in pieno Charlie. Basterebbe guardarsi negli occhi l’un l’altro, oltre i veli, sapersi riconoscere come “esseri umani”, “sentirsi parte di un tutto” diceva Tiziano Terzani nella lettera  “Il Sultano e San Francesco” (2001) indirizzata alla Fallaci, contrapponendo il ritorno alla natura allo scontro tra civiltà.
Chiudo questa breve e personale riflessione con le parole di una giovanissima, Roberta. Fuggita dall’Italia perché il lavoro non c’è e approdata negli Emirates, tra gli islamici. Anche lei è Charlie e ben ha compreso come continuare ad esserlo: “Siamo tutti Charlie se siam tutti d’accordo che un giornale possa praticare la libertà di espressione, se siam tutti d’accordo che un omosessuale possa baciarsi in pubblico, se siam tutti d’accordo che la Palestina debba esser lasciata in pace di vivere tranquilla, se siam tutti d’accordo che non siam nessuno per uccidere. Io stessa ho paura di questi avvenimenti, potevo essere a Parigi, potrei essere ovunque, e nello stesso momento vivo in un paese, islamico, che combatte l’Isis…I conti non mi tornano, forse la realtà è un attimo diversa da quella che i media e i governi di tutto il mondo vogliono far vedere?”.
À vous tous les commentaires.

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