Greta, Vanessa, l’ignavo e lo sciacallo


Ho iniziato questo post ascoltando la radio. Passava la notizia di Greta e Vanessa. gretavanessa
Commenti su commenti.
Poi apro FB. Commenti su commenti.
Decido di lasciarne uno anche io. Apro il pc, spengo la radio e scrivo. A chi si arroga il diritto di assegnare valore economico alla vita umana. A chi alza il dito del (pre)giudizio e pontifica dall’alto della sua bassezza morale e intellettuale, pensando che le proprie convinzioni personali siano dogma universale. Che chi la pensa diversamente è stupido.
Nel caso di Greta e Vanessa talmente stupide, cretine, idealiste e irresponsabili (tralasciando i commenti più volgari e sessisti che pure girano per la rete) che meritano di “rimanerci” e “marcirci” in Siria, “amiche dei siriani” che “dovrebbero lavorare a vita gratis” per quello che lo Stato avrebbe pagato per la loro liberazione. Cosa avremmo potuto fare con questi presunti 12 milioni? Si chiede la rete. Asili, strade, salvare  le aziende dal fallimento…Quanti “soldi sprecati” per salvare due cooperanti, e per giunta giovani donne, amiche dei ribelli anti-Assad.
Idiozie e cattiverie che non meriterebbero risposta, se non fosse che sono il frutto dell’imbarbarimento, dell’insoddisfazione e della rabbia che fa da sfondo alla società italiana.
E forse è riduttivo parlare di soldi, visto quanti ne riusciamo a bruciare (e davvero) tra corruzione, opere inutili e mai terminate, ponti che crollano ingloriosamente a pochi giorni dall’inaugurazione, F35, condoni fiscali, etc… e senza troppa indignazione da parte dell’opinione pubblica.
Ma quando si parla di due ragazze, che invece che stare a casa, partecipare a “Uomini e Donne” o fare le starlette, scelgono di portare aiuto laddove ce n’è bisogno – seppur nell’inconsapevolezza di una giovinezza ancora acerba – ecco allora che scattano rabbia, rancore e pure una “punta” di sessismo.
La questioni, quindi, è piuttosto culturale. Legata all’idea della donna, ma anche di una società isolata, che ancora non ha maturato l’idea di essere parte di confini geografici che vanno oltre lo stivale. Che i problemi e le scelte del medio oriente si riflettono anche su di noi e viceversa. E’ il sintomo dell’egoismo; dell’individuo che vuole prevalere sulla società, della carenza di fervore umano e umana pietà.
E allora chi se ne frega dei morti, delle stragi i di innocenti di Boko Haram, dell’Ucraina, della Palestina, di quello che accade lontano e che sembra non riguardarci. Anche in Siria. Ma che si ammazzassero tra di loro e non mettessero piedi in Italia. Casomai “aiutiamoli lì, nei loro paesi”. Lì dove sono andate Greta e Vanessa. Nei loro paesi. Ovvio che, se poi sei così cretino e ti fai sequestrare, neanche più questo ragionamento regge: sei un peso, anche tu, italiano che non te ne fotti come fan tutti gli altri.
Ma se questo è l’animo dell’ignavo, ancora peggio è quello dello sciacallo.
“Lo Stato salva Greta e Vanessa e lascia in India i nostri Marò”. Bisogna essere davvero ottusi per fare un simile paragone. I Marò stanno in India perché accusati di aver ucciso due pescatori e perché facevano servizio su una nave privata per una legge assurda, che mette a disposizione dei privati personale statale. Ma si tralascia, o meglio si comprende, l’atto di generosità con cui “almeno 290mila euro sono stati consegnati alle famiglie dei due pescatori indiani uccisi al largo delle coste del Kerala il 15 febbraio scorso”. “Ma i Marò facevano il loro dovere, loro (le ragazze) si divertivano” trionfano i populisti dell’ultima ora. Del resto nessuno le ha obbligate ad andare in posto di guerra, il volontariato si può fare, comodamente, anche dal divano di casa. Perchè mostrare tanto coraggio? Se te la vai a cercare, alla fine, sono cazzi tuoi.
Fatto. Ho scritto. Moi aussi, je suis Charlie Hebdo.
Tiro un respiro di sollievo. Riaccendo la radio.
Trasmettono “un giorno da pecora”.

E.A.

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