Il “gufo” Mercalli e il Grasso “struzzo”


scalamercalli-logoDalla critica, in generale, ci si aspetta sempre qualcosa in più. Un mattoncino aggiuntivo su cui fondare nuove riflessioni, idee, nuovi spunti. È la critica, quella costruttiva s’intende, che ci porta a ragionare su debolezze e criticità, ma per superarle.
Da Aldo Grasso, quale giornalista e critico televisivo di peso, questo mi sarei aspettata nel leggere la sua “recensione” al programma “Scala Mercalli” in onda su Rai Tre il sabato in prima serata. 25 righe (vuote) a cui affida – tra il superficiale, il denigratorio e lo scherno – la sua (personalissima) opinione sul programma. “Addio allo stile rassicurante di Piero Angela. Qui si sceglie la strada del catastrofismo”. Dice.
Il realismo (scientifico) di Mercalli è per Grasso pura ideologia, che trasforma il noto meteorologo in un “profeta di sventure”. Un “gufo” iettatore.
Lontano dallo stile “rassicurante” e pacato di Piero Angela, Mercalli allarmerebbe a dismisura. Un pericolo di fronte al grande pubblico: fosse mai che provare ad aumentare la sensibilità, l’informazione e la consapevolezza sulle tematiche ambientali faccia male a qualcuno (o sia controproducente e per chi)?
Se pure, come ricorda Grasso citando Bob Dylan “non c’è bisogno di un meteorologo per sapere da che parte tira il vento”, c’è sicuramente bisogno di una buona programmazione televisiva per garantire l’informazione e sollecitare negli spettatori comportamenti utili alla collettività. Ai fini dell’affermazione di una coscienza collettiva, in ambito ambientale come anche politico e civico, c’è bisogno di programmi capaci di suscitare preoccupazione, sdegno, allarme, e perfino indignazione. Programmi come Report e Presa Diretta. E Scala Mercalli. Che parlano crudamente agli spettatori, ma anche alla politica, contestandone le scelte, dati alla mano, e richiamandola alle sue responsabilità. Proprio ciò che la TV pubblica dovrebbe fare: massa critica.
Pertanto il problema, caro Grasso, non sono i “gufi” (specie poco rappresentata anche in politica), semmai gli struzzi, di cui ne è pieno il mondo.

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