Lupi e “barili di maiali”


porkSprecare miliardi è anche peggio che rubare. Lo scrive Marco Ponti, professore di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, sul Fatto Quotidiano del 21 marzo per commentare le dimissioni del ministro Lupi.
“Buttar via i soldi dei contribuenti per comprarsi il consenso è storia antica: in America ha persino dei nomi tecnici: “pork-barrel policy” (barile di maiali), “revolving doors”, “log-rolling”. Ma buttarli via quando sono scarsi, e servono ai bisogni sociali essenziali, è un po’ più difficile da accettare. L’ex ministro Maurizio Lupi, sicuramente in buona fede, ha dichiarato: “Per le grandi opere non serve che ci sia traffico, si fanno e poi il traffico arriverà”. Il traffico arriverà. Per le “infinite e costose opere inutili a spese dei cittadini”, titola il giornale di Travaglio elencando elleTav, Expo, Terzo Valico e la Orte-Mestre. Ma tralasciando un’altra grande opera per cui, anche, si suppone che “il traffico arriverà”, basta farla. È l’aeroporto di Fiumicino, ovvero il suo raddoppio, voluto da Passera e confermato da Lupi sulla base di previsioni di traffico aereo oltremodo positive, tanto da dover ricorrere al trasferimento dei voli low cost da Ciampino al primo scalo romano per colmare il buco di traffico e giustificare un’opera lontana dalla pubblica utilità, ma sicuramente vicina ad una utilità ben più specifica e particolareggiata, finanziata con soldi pubblici e con l’innalzamento delle tariffe aeroportuali. A costo zero per chi investe e senza rischio imprenditoriale, in Italia fare l’imprenditore – (di grandi opere, s’intende) – è una passeggiata.
Salvo poi finire sotto l’occhio della magistratura e restituire alla collettività opere, non solo inutili, ma anche incomplete, che anzi costituiranno nuovi costi a carico della collettività. Il Porto della Concordia, sempre a Fiumicino, ne è un esempio/scempio. Il Mose o le New Town altri ancora. Tutti inseriti in un sistema di corruttela o di “progettazioni sovradimensionate” che alimentano un sistema di potere chiuso, autoreferenziale, che si auto-riproduce costruendo un sistema clientelare per cui io faccio un favore a te, che fai un favore a lui, che fa un favore a me. E il ciclo va avanti all’infinito.
“Chi decide, pianifica, finanzia e approva grandi opere inutili – sottolinea il prof. Ponti nel suo articolo – non dovrà rispondere mai, farà anzi probabilmente carriera, e si farà legittimamente molti amici, tra i costruttori e nella sfera politica, che serve ai tecnici per passi successivi di carriera […]”.
Per Lupi è andata diversamente. E le sue dimissioni, ad oggi, non sono “dovute” perché esiste un’ipotesi di reato, ma perché ha scelto e sostenuto grandi e inutili opere a scapito dei contribuenti. Si chiama cancro di mal governo e le metastasi sono ovunque. Vanno ben oltre la corruzione. Si incancreniscono in figure apicali della P.A. che rimangono ai loro posti per anni e anni, permettendo loro la costruzione di piccoli/grandi centri di potere da cui riescono a indirizzare anche l’azione politica, la stessa a trarne benefici (in termini di consenso? finanziamenti a campagne elettorali? voti? favori? posti di lavoro?) e per questo responsabile.

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