Questione di #fiducia


Apro lo streaming della seduta della Camera dei Deputati. Uno ad uno scorrono i nomi dei deputati chiamati al primo voto di fiducia sull’Italicum.ClickHandler.ashx
Nell’arena, in pochi resteranno “in piedi”. Con effetto domino, cadranno uno dopo l’altro. In ginocchio davanti un Governo che entra a gamba tesa sull’autonomia parlamentare. Preganti per non andare a casa. Per una poltrona, per la promessa futura, un vitalizio ancora non maturato; per la di “ditta” o la responsabilità di “cambiare il paese”, non importa come.Sono bastati 5 minuti al Consiglio dei Ministri per “vistare” quanto già deciso da Renzi, senza oppositori, data la rapidità della decisione. L’Italicum va portato a casa. Non importa né come né a quale prezzo.
Ma se è così che va in una squadra di governo (per giunta multicolore), così non dovrebbe andare in Parlamento. Dove, su una legge tanto importante per il futuro del Paese, la qualità e la pluralità del dibattito fondante il principio democratico del nostro ordinamento dovrebbe essere la norma da osservare in ossequioso silenzio e senza forzature.
Invece, anche su questa riforma si abbatte la scure della fiducia, “o tutti a casa”. Un ricatto che umilia e mortifica le istituzioni e gli elettori: il Parlamento perché esautorato delle proprie funzioni; i cittadini perché ancora una volta saranno le segreterie di partito a decidere chi spedire in Parlamento, come “cane da riporto”.
Se l’Italicum avrà un effetto, sarà quello “asfaltare” la volontà popolare e la rappresentanza politica, con un premio di maggioranza spropositato e un’Assemblea fatta di nominati, loro sì tracotanti di “fiducia”.
Nel mentre, con la votazione dell’art. 1 è andata la prima #fiducia su 3. E nella rete spopolano post e commenti. Anche lettere aperte al premier, come quella di Michele Cardulli, segretario di un circolo romando del PD, in cui si sfoga e dice la sua. Altrove, invece, assordante è il mutismo di chi non è d’accordo ma resta in fiducioso silenzio…Che siano rimasti senza parole?

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