Il garantismo “ipocrita, peloso” e pure occasionale


waxSiamo garantisti. E ci mancherebbe. Garantisti fino alla condanna (definitiva, s’intende). Perché così recita l’articolo 27 della Costituzione. Lo ha ricordato il premier Renzi, a cui proprio non sono andate giù le parole di Rodotà che ha marcato come “garantismo da prima repubblica” la decisione del Governo di fare quadrato attorno ai sottosegretari indagati.
Tutti innocenti fino a sentenza. Non fa una piega. Se non fosse che gli indagati o anche semplicemente chi si ritrova, a torto o a ragione, nella spirale di Mafia Capitale, ricoprono posizioni apicali all’interno della P.A., ne gestiscono le risorse e ne indirizzano la politica; se non fosse che proprio a loro, nell’esercizio delle funzioni pubbliche, la Costituzione stessa (art. 54) richiede “disciplina ed onore”.
È qui che entra in gioco la “questione morale”.Che esula dai giudizi di condanna o assoluzione, ma che è tema fondamentale in un momento in cui la politica appare delegittimata, la magistratura sta unendo tutti i punti di un disegno criminale all’interno della pubblica amministrazione, e in cui il primo partito è quello degli astenuti.
E’ la mia di opinione, legittimamente in accordo o disaccordo con quella di tanti altri. Ma appare evidente come il garantismo “peloso e ipocrita da prima repubblica” cui fa riferimento il professore tiri in ballo “il tema della ricostruzione dell’etica civile, dell’etica pubblica compito al quale questo governo si sta sottraendo in modo più sfrontato del passato”.
Si tratta inoltre di un garantismo di situazione, di convenienza. Si è stati garantisti con i sottosegretari e con la candidatura in Campania di un soggetto indagato e condannato in primo grado; silenziosi con Lupi, che alla fine si è dimesso; ancor meno garantisti si è stati con la scelta di far dimettere preventivamente la Giunta municipale di Ostia prima dell’arresto del suo presidente, o con le dimissioni di esponenti di partito da incarichi di governo o amministrazione perché “nominati” in alcune intercettazioni. In tal caso, a prevalere è stata la questione morale o la consapevolezza che è meglio anticipare gli effetti delle indagini in corso?
E ancora, se il garantismo deve essere il nostro faro, come può accadere che le autorità competenti nella pubblica sicurezza abbiano negato a 600 lavoratori il permesso per entrare nell’Expo’, provocando il licenziamento di alcuni senza condanne a carico? E se pure condanna ci fosse, come si può negare ad un cittadino di lavorare e permettere ad un altro di governare?
Ecco la riprova, del garantismo ipocrita, peloso e pure occasionale.

 

 

 

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