Sblocca Italia, tutto in fumo


riciclo-creativo-dei-rifiutiInceneritori. Infrastrutture elevate a “insediamenti strategici di interesse nazionale”.
A manifestare contro l’articolo 35 dello Sblocca Italia, davanti a Montecitorio, il coordinamento Zero Waste Lazio con comitati, cittadini, e associazioni. “La nostra salute non è in vendita” gridano, e con loro l’appello dei medici dell’Isde per eliminare una norma che “fa retrocedere sul piano della tutela dell’ambiente e della salute verso una condizione peggiorativa rispetto all’attuale quadro normativo Comunitario”.C’è chi è venuto anche da Parma. Dove l’inceneritore continua a bruciare in una città che fa il 70% di raccolta differenziata. A bruciare con i rifiuti di altri. Di altre città che ancora non hanno ingranato con la raccolta differenziata e la cui monnezza serve (e servirà) a sfamare gli impianti del nord e tutti quelli che nasceranno grazie allo Sblocca Italia.
Eppure in tutta Italia sono tantissime le amministrazioni che si sono impegnate per attuare le indicazioni dell’Europa, che davvero ci chiede la riduzione, il riutilizzo, riciclo e recupero dei materiali. E in molte realtà si sono già raggiunti risultati importanti, che testimoniano come il riciclo dei rifiuti rappresenti una sfida ardua ma possibile da vincere.

Purtroppo, con lo Sblocca Italia, corriamo il rischio di mandare in fumo questi sforzi, di allontanarci dalle direttive europee in materia, di danneggiare l’ambiente e, conseguentemente, la salute dei cittadini.
Scelte politiche sbagliate e poco lungimiranti. Perché gli incentivi pubblici non dovrebbero andare a finanziare fonti energetiche obsolete e dannose (inceneritori ribattezzati “termo-valorizzatori” o trivelle, anch’esse contenute nel decreto), ma piuttosto puntare sull’innovazione tecnologica e sulla promozione di fonti energetiche davvero sostenibili e pulite.
La crescita economica, demografica e dei consumi, l’inquinamento e la questione climatica impongono infatti un nuovo paradigma economico, in cui il capitalismo sfrenato del “prendere-trasformare-buttare” lasci spazio ad una forma economica “rigenerativa” e “circolare” in cui il rifiuto diventa nuova materia da reinserire nel processo produttivo. Senza fumo nè diossine.

FIRMA LA PETIZIONE: “Sì chiede che LA REGIONE LAZIO e TUTTE LE ALTRE REGIONI NON APPROVINO lo schema di Decreto attuativo ai sensi dell’art. 35, comma 1, del D.L. n. 133/2014 detto “SBLOCCA ITALIA”

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