‘Grandi’ Opere? Meglio ‘utili e sostenibili’


IMG_20150921_160045Ricche ed esagerate. Inutili il più delle volte.
É il profilo delle grandi opere, cavallo di troia per grandi (mal)affari. Grandi speculazioni.
Tra quelle mai iniziate, in itinere o mai finite, ampiamente dimostrata è stata l’incapacità di gestirne tutte le fasi (dalla progettazione all’appalto, dai costi ai controlli, fino alla piena realizzazione).
Fosse solo questo, diremmo che si tratta di incapacità gestionale della classe dirigente e politica. Ma gli scandali emersi, le mazzette, la corruzione le infiltrazioni criminali, svelano l’altra faccia di una stessa medaglia. L’incapacità di gestire queste opere lascia spazio ai tanti Mr Wolf. Quelli che “risolvono” i problemi: ci pensano loro.
Peccato che “loro” non siano benefattori inclini all’interesse collettivo. Guardano piuttosto al proprio tornaconto. A progettare opere costose e faraoniche, tanto sono “strategiche” ed è lo Stato a metterci soldi e garanzie.
Questo è anche il caso del progetto “Fiumicino Nord”, il raddoppio dello scalo aeroportuale romano approvato con l’Atto Unico di Convenzione-Contratto di Programma Enac-AdR (DPCM del 21.12.2012). Anch’esso definito “strategico” per legge. Ma strategico per chi?
Il Comitato Fuori Pista che da anni si batte per evitare il raddoppio haEspropri-comitato-fuoripista.jpg_ dimostrato ampiamente il perché della loro avversità. Inutile per i numeri di traffico, dannoso per l’inquinamento acustico e atmosferico, il consumo di suolo, 300 espropri tra case e aziende agricole, presunte illegittimità su cui indaga la Corte dei Conti. Lo stesso Comune di Fiumicino si è formalmente opposto a questa opera.
Con tutte queste controindicazioni, nessuno sembrerebbe guadagnarci. Eppure non è così perché è un affare da 12 miliardi e altri 5,5 per le infrastrutture di connessione.
La maggior parte dei terreni da espropriare (circa 900 ettari su 1300 in piena Riserva Naturale) appartengono alla Maccarese Spa, di proprietà della famiglia Benetton, che a sua volta controlla la società di gestione aeroportuale Adr. Per il raddoppio dello scalo, funzionerà così: lo Stato, utilizzando denaro pubblico, delega Adr ad espropriare i terreni agricoli alla famiglia Benetton per poi restituire, sempre nelle loro mani, le stesse terre, libere però da ogni vincolo paesaggistico: da agricole e protette, le terre diventano immediatamente basi edificabili per terminal, alberghi, centri commerciali.
Succede così che sotto il cappello della “grande opera a carattere strategico” si supera ogni tipo di vincolo. Si deroga a tutto. Si allentano le maglie delle procedure per la Valutazione Ambientale, si indeboliscono la vigilanza pubblica a vantaggio dell’impresa privata e, soprattutto, si “sollevano” gli enti locali dalla possibilità di decidere sul proprio territorio. Motivo per cui, sono sempre più convinta che occorra ripensare l’economia, anzi riconvertirla, dalle grandi alle piccole opere. Specificando come la vera contrapposizione non sia tanto tra opera grande e piccola, ma tra quella che davvero serve alla collettività, come favorire la mobilità urbana e il trasporto pubblico, l’efficientamenteo energetico sostenibile e alternativo… Di “grandi opere” in tal senso ce ne sarebbero da fare tante in ogni città, ma alla fine si finisce sempre per privilegiare la grande opera #asfaltasuolo.

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