Lo scherzo del marziano


marino2Ce l’hanno fatta. Marino si dimette. Domani formalizzerà.
Vince il fuoco amico, vittima e carnefice del sindaco marziano.
Che volevano farlo fuori, Marino lo sapeva. Lo sapevamo tutti. Ci avevano provato con la Panda rossa, i funerali di Casamonica, il viaggio a Philadelphia. “Se non fossero arrivati questi scontrini – dice il sindaco dimissionario in un’intervista alla Stampa – prima o poi avrebbero detto che avevo i calzini bucati o mi avrebbero messo della cocaina in tasca”.
Fortunatamente per lui, a quel punto non si è arrivati. A chi lo voleva morto sono bastati pochi spicci per farlo fuori.
Una buccia di banana (su cui a ben vedere ogni sindaco d’Italia potrebbe scivolare) che certo doveva e poteva evitare; ‘na pagliuzza fastidiosa nell’occhio dei romani…giust’ all’uopo per mimetizzare la trave che attraversa la Capitale: una commistione tra privato, pubblico e criminalità organizzata utile per tutte le stagioni (politiche).
Utile a chi nel sistema ci stava dentro…e ci sguazzava. Fino alle primarie del 2013. Quelle che hanno fatto un brutto scherzo: “lo scherzo del marziano”. Un sindaco extra-romano; fuori da quel meccanismo che ha sempre veicolato voti e interessi. Uno che “non sa” come funzionano le cose a Roma, che non sa quali leve (non) toccare, uno che promette di liberare il Campidoglio da una politica oscura”.
Un sindaco, che seppur con le pecche e mancanze di tutti quelli che si sono succeduti, dei risultati li ha portati. Prima tra tutte la discontinuità col passato. È con lui che finalmente chiude Malagrotta già sotto procedura di infrazione europea, si allarga la differenziata su Roma, si tenta di mettere ordine nella bolgia degli ambulanti e delle case popolari, si abbatte il lungomuro di Ostia, si pedonalizzazione dei Fori imperiali, si apre alle unioni civili, si mette mano alle municipalizzate…
Coraggioso o inconsapevole, Marino è uno che in qualche misura fastidio lo ha dato. Ha inceppato il sistema romano su cui cui intere stagioni politiche hanno trovato un proprio equilibrio, in cui i personaggi si avvicendavano ma le regole del gioco erano comuni a tutti. (
qui un articolo che vale la pena leggere).
Troppo fuori dal sistema. Troppo fuori dai giochi. Troppo isolato…e facile da colpire.
Fuori allora i cannoni del fuoco amico, della stampa che non ti aspetti e perfino del Vaticano.
Uno stillicidio mediatico tutto riservato al sindaco marziano, quasi ad offuscare Mafia Capitale e il tracollo dei partiti travolti dallo scandalo.
Commissariato e, infine, indecorosamente spintonato fuori da Campidoglio alla stregua dei peggio malavitosi. Per Marino viene fatta valere, ferrea, la questione morale con conseguente sfiducia politica. La stessa questione morale che, inverosimilmente, non ha trovato “giuste argomentazioni” nei casi della candidatura di De Luca, del caso del sottosegretario Barracciu, delle primarie o dei conflitti di interesse della Paita in Liguria, del salvataggio dall’arresto del senatore Azzolini, dell’alleanza con Verdini. Dello stesso Renzi… Contraddizioni che spostano, di volta in volta, la linea di confine tra cosa sta dentro o fuori la questione morale. Secondo convenienza.
E a Roma, evidentemente, la convenienza era far fuori un sindaco che non risponde a correnti di partito o al richiamo del premier. Seppellire lo scandalo di Mafia Capitale con le sue dimissioni. Mettere un commissario “di fiducia” e attendere le ingenti risorse in arrivo per il Giubileo con cui rifare il maquillage alla capitale, rinfrescare i tanti sepolcri imbiancati pronti a correre di nuovo nelle praterie romane. E soprattutto rinviare il voto a chiusura dell’anno santo, per riorganizzarsi e dare modo al premier di individuare il nuovo candidato sindaco, stavolta senza primarie (che fanno brutti scherzi)…Sempre che 
il marziano non abbia voglia di “scherzare” ancora.

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