(Nemmeno) La decenza dell’Aula


La decenza di andare in Aula. Pure questa vi è mancata.
Alla strada principale, più trasparente, dignitosa e democratica – andare in Aula e spiegare le motivazioni per cui si cancella il voto dei cittadini – si è preferita quella secondaria, la più bieca, vile e meschina. Dimissioni di massa e uscite secondarie. Senza rendere conto a niente e nessuno. Perché è questo che voleva Renzi. Chiudere il prima possibile e soprattutto evitare il passaggio in Aula Giulio Cesare. Nessuna uscita dignitosa per Marino; tanto meno per i consiglieri eletti che avrebbero potuto e dovuto spiegare, nella sede preposta e con convinzione, ai propri elettori perché è meglio tornare a votare (…e chissà quando). In più l’affondo fuori luogo e oltre misura della chiesa (che invece di pensare a come si amministra il territorio italiano, forse dovrebbe concentrarsi di più su cosa succede nelle parrocchie, negli oratori, o nello Ior…se di scandali e di adeguatezza vogliamo parlare).
Al marziano nessuna concessione. Solo un lungo lavorio ai fianchi degli eletti per fargli capire che se non si si dimettono si possono scordare la ricandidatura. Insomma, Roma per la poltrona. E le dimissioni arrivano.
Si decapita così, senza alcuna discussione pubblica e in sede istituzionale, un sindaco (eletto) per sostituirlo con un commissario (nominato) con l’incarico di gestire soldi, gare e appalti per tutti gli interventi previsti per il Giubileo. Tanto vale votare subito. Come anche suggerisce l’esperto avv. Pellegrino.
Ma davvero il premier/segretario di partito (seppur il più importante) può permettersi di decidere la cacciata di un sindaco eletto dai cittadini? Quanto vale la coalizione? E quanti ce ne sono di sindaci incapaci o alla guida di un’amministrazione riottosa al cambiamento?
Me la faccio questa domanda perché seppur con la sua inadeguata azione amministrativa – in solitaria e senza il coinvolgimento della maggioranza – qualche nervo scoperto Marino lo ha toccato. Se ne è accorta anche la stampa estera che titola “Ousting of Rome mayor shows Italy’s resistance to change” ovvero “La destituzione (“la cacciata” rende di più l’idea) del sindaco di Roma mostra la resistenza dell’Italia a cambiare”. “Molti commentatori – si legge nel pezzo pubblicato da Reuters – affermano che se la vita della città è peggiorata sotto la sua guida non è perché ha fatto troppo poco per cambiare le cose, ma perché ha cercato di fare troppo, colpendo l’opposizione implacabile di chi beneficiava dello status quo esistente”. Analisi da approfondire.
Ed è forse questa, in fin dei conti, la verità più amara da digerire per chi Marino lo ha votato e per tutti coloro che le regole democratiche si ostinano a difenderle e pretenderle.

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