Diritti civili. La laicità non è negoziabile


diritticiviliVengo da una famiglia credente. Ho ricevuto un’educazione cattolica. Ho fatto l’asilo dalle suore e ogni sabato, alle due, andavo al catechismo con la paura che il parroco mi interrogasse sulle preghiere da imparare a memoria. Eppure ciò non mi impedisce di vedere con occhio laico il tema dei diritti civili. 

L’intervento divino invochiamolo per altro.
Seguendo il dibattito dell’iter parlamentare del Ddl Cirinnà, sono andata a vedere il sito delle Sentinelle in piedi che in tutta Italia hanno organizzato veglie contro l’approvazione della proposta di legge.sentinelle Da brivido quanto si legge nella sezione “chi siamo”; e davvero preoccupa la spavalderia con cui alcuni si erigono a detentori della verità assoluta e inneggiano alla libertà (ma solo la loro). Preoccupa l’ingerenza della Chiesa sulla sfera pubblica, e soprattutto chi se ne fa portavoce in sede istituzionale sollecitato da cardinali e da sciocche campagne mediatiche.


Di fatto, le unioni civili già esistono.

Se proprio non capite, aprite gli occhi e vedrete, che di fatto, le unioni civili già esistono.
Famiglie, in Italia e nel mondo, composte da due donne o due uomini. Da due mamme o due papà. Gente che potendoselo permettere corre all’estero a sposarsi o ad adottare bambini; e gente che non potendo farlo aspetta il riconoscimento degli stessi diritti che i gay hanno in altre parti del mondo. Una realtà, la loro, che in molti si ostinano non vedere, che ancora crea imbarazzo, e che continua ad essere ignorata e ingoiata in un profondo buco normativo ancora da colmare.
Tra i paesi fondatori dell’UE infatti, l’Italia arriva per ultima a discutere il tema delle unioni civili. Addirittura dopo la cattolicissima Spagna (2005) e dopo la Grecia (2015). Ma ci arriva col freno a mano tirato. Con il Ddl Cirinnà già depotenziato durante l’iter parlamentare, in un dibattito in cui parlare di matrimonio gay è tabù e in cui si fatica ancora a distinguere le opinioni (e i pregiudizi) personali dal principio di laicità dello stato e dalla necessità di dare risposte ad una società che inevitabilmente evolve, in cui cambiano i costrutti sociali così come nel tempo è cambiata la famiglia.diritticivili-520x245

 

Sono i diritti a renderci liberi.
Da donna ricordo con orgoglio i momenti in cui abbiamo ottenuto il diritto al divorzio e all’aborto (anche qui sull’obiezione di coscienza sarebbe da discutere). Diritti che forse hanno hanno influito sulla famiglia (come anche il lavoro delle donne), ma che ci hanno reso libere; libere di scegliere.
E mi piacerebbe che questa libertà fosse concessa a tutti, soprattutto a chi oggi si vede negata la possibilità di una felicità piena solo perché gay. Ma davvero l’unione tra omosessuali ci spaventa tanto? Cosa toglie alle nostre libertà? Cosa toglie alla nostra famiglia? Cosa toglie alla “nostra” cultura e tradizione?
Nulla, assolutamente nulla. Ognuno continuerà a vivere a casa propria, con le proprie convinzioni, i propri valori, con il proprio Dio. Ma nella società, ognuno avrà pari dignità e pari diritti. È così che funziona in democrazia. È così che, nella sostanza, si dimostra che la laicità dello Stato non è negoziabile. Perché affrontare laicamente la questione dei diritti civili, non significa diventare atei o infedeli; significa semplicemente avere l’intelligenza di separare la sfera pubblica da quella privata.
Bisognerebbe spiegarlo ai parlamentari che si dicono “confusi” e a quelli che tanto si stanno adoperando per cancellare la step-child-adoption, piccandosi se qualcuno sottolinea la loro posizione, legittima, ma che sa tanto del “Partito di Dio” (citando il titolo del libro di Da Milano). Chiediamoci piuttosto dove sta la logica nel non normare situazioni reali e in crescita; chiediamoci piuttosto come favorire le adozioni ferme al palo; chiediamoci se bambini crescono meglio in un orfanotrofio o in una famiglia, con dei genitori che li amano a prescindere dal genere.
Bisognerebbe soprattutto capire che la laicità – così come finemente definita da Rodotà in “Perché laico”“non è una tavola di valori da contrapporre semplicisticamente ad altri. È piuttosto una dimensione della libertà, uno strumento per la libera formazione della personalità, un elemento essenziale per la convivenza”. Bisognerebbe capire che il principio della laicità dello Stato non può essere continuamente svilito da una “nuova generazione di defensores fidei [che] si è materializzata, trasferendo la questione religiosa nel cuore del conflitto politico, immiserendone il significato e trasformando la presenza delle ragioni della fede nella sfera pubblica nella pretesa di imporle come regola per tutti”. (Un po’ quello che, tra l’altro, contestiamo ai terroristi dell’Isis che ci vorrebbero tutti musulmani).
LEGGI QUI STEFANO RODOTA’ su Repubblica.

L’intervento divino invochiamolo per altre questioni.
Per la pace nel mondo, la fine del terrorismo, per vivere in un ambiente più salubre; preghiamo per i bambini malati, le donne molestate, per i più bisognosi, per la fame nel mondo. Riconosciamo invece la laicità come il “diritto a/diritto di…”, affinché tutti possano essere messi nella condizione di esprimersi liberamente ma nel rispetto dell’altro, di disporre del proprio corpo e autodeterminasi, di raggiungere il pieno sviluppo della propria persona senza paura del pregiudizio, così violento da uccidere e così lontano dai veri principi della cristianità.

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One thought on “Diritti civili. La laicità non è negoziabile

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