Fuori dal vaso, fuori dai denti. Parole di una laica cattolica


«Il Vaticano, nei confronti della Repubblica Italiana, non sta certo con le mani in mano. Le usa entrambe: una mano aperta a palma larga per chiedere quattrini, l’altra mano svolazzante per suonar ceffoni in faccia alla politica».
Michele Ainis, Chiesa Padrona, Garzanti 2009

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renzi

Fuori dal vaso.
L’ha fatta Bagnasco invocando il voto segreto sulle unioni civili; il direttore di Radio Maria con il “ricordati che anche tu devi morire!” rivolto alla Cirinnà.cirinnaFuori da vaso l’hanno fatta politici, parroci, uomini e donne “militanti della fede” con le loro “belle parole”, cariche di morale e spirito caritatevole;
eltonchi ha dato voce e gambe a quella demagogica e abominevole campagna contro l’insegnamento della diversità sessuale a scuola.
Fuori dal vaso, e sono certa non sarà l’ultima, l’ha fatta la catechista di Ripi (Fr) chiedendo di spegnere la tv durante l’esibizione di Elton John a Sanremo perchè “gay e per avere acquistato due figli attraverso l’affitto dell’utero di due donne”.
Ecco…la misura è davvero colma per chi, da laico (cattolico) come me, vorrebbe uno Stato plurale e democratico.L’ho già spiegato in questo post, la laicità non è qualcosa contrapporre alla fede. Ma occorre riconoscere che l’eccessiva ingerenza clericale sullo Stato lede i principi di uguaglianza e pluralità. Lede la democrazia.
E se Bagnasco ci prova, quel che è peggio è che la sua parola diventa “azione” per quei parlamentari che più che rappreserntare l’interesse generale della popolazione, anche delle minoranze, preferisce farsi portavoce di parroci e cardinali per consolidare bacini elettorali.

Fuori dai denti
Allora sapete che nuova c’è? C’è che dovreste continuare a manifestare il vostro pensiero, come giusto, ma fuori dallo Stato e soprattutto fuori dalla Costituzione. Fuori dal Concordato e dall’ art. 7 della nostra Carta, che invece di segnare i confini e l’indipendenza tra Stato e Chiesa hanno di fatto costituito quel che Michele Ainis in Chiesa Padrona definisce il “falso ideologico” su cui si è andato legittimando il peso della religione cattolica all’interno dell’ordinamento italiano.
Fatelo. Ma fuori da tutte quelle leggi e leggine che vi hanno sempre garantito ampi sconti e saccoccia piena. Facciamo che lo Stato nello Stato inizi a pagare l’Imu sulle attività e su tutti gli stabili, anche di culto; facciamo che l’Italia non cacci più una lira per le scuole paritarie e che, come giusto, utilizzi quelle risorse per la sola scuola pubblica, magari incrementando l’insegnamento della lingua inglese (penoso nel nostro paese) al posto delle ore di religione. E visto che ci siamo, diciamolo: togliamo il crocifisso dalle scuole, perchè non rappresenta tutti, perchè non è simbolo plurale. Nella scuola pubblica, sostituiamo la religione cattolica con storia delle religioni, non solo in linea con l’articolo 8 della Costituzione, ma soprattutto perchè utile ai bambini a capire le diversità, ad imparare ognuno dalla cultura dell’altro, a dare valore alle religioni come importante aspetto sociale e culturale, ad integrarsi meglio, nel rispetto dell’altro e senza rinunciare rinunciare alle “tradizioni” di nessuno. Negli ospedali statali mettiamo alla porta gli obiettori di coscienza, perchè è il pubblico che in prima istanza deve garantire legge e diritti. Infine, ma non ultima, l’informazione pubblica. Non cadiamo nel ridolo: mandiamo in onda 50 sfumature di grigio in prima serata e poi sbattiamo l’inchiesta di Presa Diretta sul tema dell’educazione sessuale in seconda? Siamo seri…
Facciamolo per davvero il Servizio Pubblico. Oltre l’ombra della cupolone ci sono una città e un Paese che aspettano più diritti, più ricerca, più innovazione, più integrazione. Ne abbiamo bisogno.

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