E’ solo l’ultimo arrivato ed è in buona compagnia


benvenuto-bambinoBenarrivato. E’ davvero l’unico modo che conosco per salutare una nuova nascita.
Benarrivato dunque al figlio di Nichi e di Ed. Da oggi genitori, come tanti. Alle prese con pianti, pannolini, poppate, notti insonni e biberon.
Benarrivato in un mondo che non ti farà sconti, neanche da bambino, e che già ti fa pagare il prezzo.
Il prezzo della grettezza e della bassezza di tutti coloro che pensano e agiscono secondo schemi precostituiti, che si elevano a giudici morali, che a tutto vogliono dare un nome, una “confezione”; che tutto vogliono confinare: sentimenti, idee, desideri e sensibilità altrui.
Ogni tanto ci vorrebbe il pudore del silenzio. Il silenzio di chi può anche non condividere o comprendere le scelte altrui, ma che almeno davanti alla nascita di un figlio abbia il buon senso, il buon gusto, il pudore del rispetto.Perché parlare del piccolo Tobia, bimbo fortunato, e tacere sui bambini colpiti dalla fame e dalla guerra? Quelli che ora del bagnettovedono la morte ogni giorno, che perdono madre, padre, fratelli e se stessi sotto cumuli di macerie? Perché non versare bile per i bimbi inghiottiti dal mare? Perché l’indignazione è così forte per l’utero in affitto ad uso di coppie omosessuali mentre il suo utilizzo per le coppie etero è sostanzialmente accettata? Può lo stesso strumento – la “fabbrica bambini” come crudamente è stato chiamato – essere buon o cattivo a seconda di chi lo utilizza?
Io non credo. Ma credo che in merito si debba discutere e anche presto. Perché l’arrivo di questo figlio – puntuale come un orologio svizzero dopo lo stralcio della stepchild adoption dalla legge sulle unioni civili – è la (ulteriore) prova vivente che il dibattito sul tema delle adozioni è tutt’altro che chiuso, con buona pace di Alfano.
Superiamo lo scontro ideologico. Lasciamo sul comodino il cilicio e il dogma della fede, i pregiudizi. Facciamo un dibattito serio, vero, di sostanza. Tobia esiste. E con lui tanti altri bambini che meritano rispetto e genitori con pari diritti e pari doveri.
Permettere a tutti le adozioni (etero, gay, sposati e non, single)? Continuare a vietare l’utero in affitto o normarlo? Sono scelte, ma sono scelte che si devono fare, perché servono, perché la realtà ha già precorso i tempi del diritto.
Sui diritti dell’amore (e quelli dei bambini) ho letto un bellissimo pezzo di Concita de Gregorio, che inizia con un bel “Dipende”. “Da un’infinità di variabili: chi sono quelle persone, che relazione avranno tra loro, se manterranno o meno il legame con le origini. […] Viviamo in un Paese dove i tribunali dei minori tolgono i figli alle madri per darli in affido in numero triplo rispetto ad altri Paesi europei. Un racket dell’affido, hanno mostrato alcune inchieste. Conviene toglierli, qualcuno si arricchisce. È dunque sempre il bene del bambino, quello che orienta le decisioni? È sempre vero che per un bambino stare con sua madre è meglio che stare con una coppia di genitori che lo accoglie e lo ama diversamente da come il suo destino avrebbe deciso? Dipende. Caso per caso, bisogna andare a vedere”.
Dipende, certo. Purché il dibattito stia lontano dall’ideologia, che ci incarta, ci inviluppa.
Una persona mi faceva notare come, a pensarci bene (oltre lo scontro ideologico per l’appunto), l’utero in affitto non sia poi tanto diverso dal donare un organo. Donare parte di se stessi per un familiare, per un proprio caro è un gesto d’amore: e se una donna donasse il suo grembo per partorire il figlio della sorella che non riesce a portare a termine la gravidanza? Sarebbe così diverso dal donare un rene, un polmone, il midollo, il sangue? Tecnicamente no, non credo. E se tale “dono” fosse su base volontaria e non sotto compenso, ci sarebbero tutte queste polemiche? O il problema vero è solo l’omosessualità?
Lo domando. Domando solo. Perché non mi ritengo in grado di dare un parere tranchant, in cui il bianco non si mescoli col nero. Né mi sento di giudicare le scelte di altri, dietro le quali ci sono sofferenze e stati d’animo, almeno per me, inimmaginabili. Eppure sono domande che tutti dovremmo porci, entrarci in confidenza. Perché Tobia Antonio c’è, esiste. In Italia è solo l’ultimo arrivato ed è in buona compagnia.

(Ma soprattuto ricordiamoci che la tutela dei bambini non si ferma all’eterosessualità o meno dei loro genitori, tantomeno ai confini degli stati o delle acque internazionali…va ben oltre, dove noi – per il momento – non arriviamo).

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