Un augurio per l’anno che verrà


amatrice-terremoto-vigili-del-fuoco-vvff-pompieri-115_26082016-1Ultima pagina del 2016. Anno di macerie e povero di diritti.
Anno di corto respiro, in cui lo sguardo più lungo non vede che a pochi mese di distanza. Governo compreso.
Anno tellurico, il 2016. Crollano sotto la polvere i borghi tra i più belli d’Italia. Fragili come castelli di carta, vengono giù palazzi e cattedrali; sotto, i corpi delle vittime, seppelliti dalle proprie case, dai propri averi, dai propri ricordi.
Vittime del terremoto e vittime del terrorismo islamico. A Ouagadougou (Burkina Faso, gennaio), a Bruxelles come in Libia (marzo), a Dacca (Bangladesh, luglio) e Berlino (dicembre). E poi la storia di Giulio Reggeni, ricercatore italiano barbaramente torturato ed ucciso in Egitto, con un “perchè?” ancora tutto da ricercare e da scrivere.
L’anno nero della musica con la scomparsa di grandi artisti, da David Bowie a George Michael.
L’anno di morte in Siria, nelle fosse syrian-childrencomuni di Aleppo. Dell’infanzia violata, uccisa o addestrata per uccidere.
Anno difficile per il lavoro: calano le assunzioni a tempo indeterminato e crescono i licenziamenti (+31%). Da ultimo, il 2016 si porta via 1600 lavoratori di Almaviva e a Fiumicino Aeroporto fa recapitare altre 90 lettere di licenziamento per i lavoratori Ecotech.
Uniche note positive la legge sulle unioni civili e la vittoria del referendum sulla maxi-riforma costituzionale, che quantomeno, oltre a salvare la Costituzione da una deformazione sostanziale, ha avuto la grande capacità di mobilitare i cittadini, di riportarli numerosi alle urne.
Salutando il 2016 con tutto il pesante bagaglio che lascia sulle nostre spalle, mi auguro che il 2017 sia davvero foriero di nuove stagioni. Di diritti per tutti; di ricomposizione delle profonde fratture sociali consumatesi in questo Paese. Di solidarietà e fratellanza tra popoli e nazioni. Di umanità e civiltà.
E anche se, in fondo in fondo, in cuor mio non ci credo, ci spero. Ci spero davvero.

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