L’ombra del cupolone sui nostri diritti



faboLo avevo affrontato tempo fa, il tema. Quello della laicità.
Ripartiamo da qui. Dalla definizione che più mi convince. “La laicità – scrive il professore Rodotà – non è una tavola di valori da contrapporre semplicisticamente ad altri. È piuttosto una dimensione della libertà, uno strumento per la libera formazione della personalità, un elemento essenziale per la convivenza”. (S. Rodotà, “Perché laico”, Laterza).
Ecco. Laicità come dimensione di libertà, come spazio democratico, come strumento di libera formazione della personalità. Quanto articolo 3, comma 2 della Costituzione c’è in questa definizione? E quanta aria dà questa definizione ai nostri polmoni?E pensiamola, così come dovrebbe essere, la laicità “applicata” ai grandi temi civili, alle libertà di ognuno di esprimersi, di esercitare su di sé un libero arbitrio, nel rispetto delle libertà altrui.
Pensiamo alle unioni civili, oggi legge, ma quanti gli ostacoli posti dalla Chiesa?
Pensiamo all’interruzione volontaria di gravidanza (Ivg). Solo pochi giorni fa nel Lazio, un concorso la selezione di per 2 medici (e dico 2) da impiegare per l’Ivg ha scatenato l’ira della CEI e della stessa Lorenzin, che pur di cavalcare l’onda dei “cappelli rossi”, dimentica di essere il Ministro alla Salute, che in primo luogo deve tutelare l’interesse pubblico garantito dalla 194, legge che, dopo quasi 40 anni dalla sua applicazione, ancora fatica a trovare corretta applicazione per via dei troppi ginecologi obiettori di coscienza.
Infine il grande tema irrisolto dell’eutanasia. In tanti, con la loro battaglia, prima di lasciare questa terra, ci hanno fatto vergognare. Per non avere capito e compreso la loro sofferenza. Di spiriti e coscienze intrappolate nei loro corpi, mangiati dalla sofferenza e dal dolore, immobili, chiusi come in prigione. Costretti all’ultimo viaggio in Svizzera per poter tornare ad essere liberi, come oggi ha fatto dj Fabo.
Appelli, tanti, inascoltati. E nonostante le proposte di legge depositate, la politica volge lo sguardo al Cupolone e china la testa, rinunciando alla laicità dello Stato, intesa – per dirla con le parole di Rodotà – “non come polo oppositivo [rispetto al discorso religioso], ma come componente essenziale del discorso pubblico in democrazia”.
Eppure critichiamo gli estremisti islamici, chi vorrebbe fare della religione legge di stato. E noi? Non vediamo quanto il “divino” condiziona le politiche pubbliche? O ha forse ragione Saviano, quando su FB scrive che il problema sta nell’ “aver reso la religione che crediamo di osservare talmente vuota da non saper più riconoscere un Cristo quando lo abbiamo di fronte”?

ciao #jfabo, speriamo tu sia l’ultimo costretto a migrare, pur di morire.

e.a.

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