#Alitalia. Ora tocca alla Politica


Leggi l’articolo de L’Espresso

Il dado è tratto. I lavoratori hanno detto la loro. ‘No’. Un no chiaro, secco, che mette in mutande la politica nazionale, ora sì, responsabile del futuro della compagnia di bandiera.
Quello che esce dalle urne non è una vittoria (di chi poi?), ma un grido di rabbia dei lavoratori.
Rabbia contro il management che poco ha fatto per evitare il collasso; contro una compagnia che ha, nel tempo, dismesso le sue professionalità tecniche migliori; contro i sindacati che, in tutta evidenza, non hanno interpretato la volontà dei loro rappresentati; della politica nazionale, che a urne aperte diceva “o questo o niente”.
C’è voluto coraggio, davvero, per votare no. C’è chi dice sia stata incoscienza. Oppure la consapevolezza che Alitalia ha le carte in regola per stare sul mercato, per essere redditizia, ma con scelte, strategie di mercato e piani industriali differenti; che prenda seriamente in considerazione la concorrenza dei treni che sfiancano le principali tratte domestiche di volo. Magari avviando anche un confronto sulla gestione aeroportuale e sulla concorrenza sleale delle low cost nei principali hub del paese, FCO tra tutti.
Il coraggio. Il coraggio unito alla speranza di un salvataggio; il lancio in extremis, del salvagente pubblico, non consentito dall’Ue, e comunque limitato nel tempo.
Ma il tempo dei palliativi è finito. Il no dei lavoratori dice anche questo. Dopo crisi cicliche, di cui questa è la peggiore, servono soluzioni stabili e di lungo respiro. Lontano dalla bad company, dai capitani coraggiosi e da un management incapace, con tutta evidenza, di gestire la compagnia di bandiera.
Sfiducia tra i lavoratori. Incredulità del Governo, che forse certo di una vittoria del si, si è fatto trovare del tutto impreparato a fronteggiare la crisi: per il momento, all’orizzonte, la certezza del commissariamento e solo l’ipotesi di un prestito ponte transitorio da contrattare con Bruxelles.

PS. Al momento solo il Comune di Fiumicino ha avanzato una proposta di rilancio della compagnia (scaricala qui). Speriamo che il Governo la prenda in considerazione, almeno per valutarne la fattibilità. Si tratta, in sintesi, di mettere in campo le grandi partecipate statali – Leonardo-Finmeccanica, Eni, Ferrovie dello Stato – proponendo un nuovo modo di gestione di un’azienda ritenuta strategica per l’Italia, settorializzando le acquisizioni dell’azienda valorizzando le competenze delle grandi società partecipate dello Stato Italiano al fine di superare la crisi e cercare le condizioni per un vero e duraturo piano industriale integrato.
E del resto cìè da chiederesi: se ad Eni ha investito per il salvataggio de L’Unità, perchè dovrebbe essere diverso per Alitalia?

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