Sotto il velo della Mogherini, solo il gusto della polemica


Da adolescente ho avuto modo di vivere qualche situazione, diciamo, di carattere internazionale.
Ricordo che spesso, a casa nostra, mio padre invitava a cena una famiglia di turchi (musulmani) e questi, prima di entrare nella nostra abitazione, si toglievano le scarpe, in segno di rispetto (pur sapendo che non era nostra “cultura” farlo). La cosa non mi ha dato mai fastidio. Loro si levavano le scarpe, noi offrivamo una cena evitando accuratamente di portare in tavola alcol e carne di maiale. Tutto molto semplice, quando ci si rispetta a vicenda. Rispetto. Solo questo ho visto sotto il velo che Federica Mogherini (non una pop star, ma l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri) ha indossato in occasione della sua visita istituzionale in Iran. Nessuno scandalo, nessun atto di sottomissione, nessuna battuta d’arresto alla lotta che tante donne – giustamente – stanno portando avanti nei paesi del Medio Oriente per guadagnarsi nuovi spazi di libertà, tra cui quella di indossare o meno il velo. Solo il rispetto del protocollo istituzionale previsto (come accade per le visite in Vaticano, dove pero’ – Meloni docet – se non metti il velo allora sì che è un affronto!!!) e rispetto per le regole e la tradizione di un Paese in cui, si può essere d’accordo o meno (e io non lo sono), il velo è un obbligo per le donne.
La ribellione di molte ragazze iraniane all’obbligo di indossare l’hijab è certamente il simbolo più evidente, visibile, della lotta verso l’emancipazione femminile, ma non il più importante. Un tema complesso, che non può essere affrontato se non con una buona conoscenza della situazione delle donne in Iran e delle loro battaglie; se non con la maestria di saper tessere insieme i fili della tradizione e della modernità, se non con l’umiltà di sapere che il “nostro” punto di vista è solo una parte di un tutto che, culturalmente, non ci appartiene e quindi stentiamo anche a comprenderlo.
Evitiamo quindi banali semplificazione e la superficialità di dichiarazioni istantanee con cui buona parte della politica si riempie la bocca…senza approfondire o solo per il gusto di alzare polemiche (tra l’altro sterili) o rimarcare la propria identità (atea o religiosa che sia). Perché la questione femminile in Medio Oriente (e non solo) è cosa seria e riguarda milioni di donne. E non sarà certo il velo indossato dalla Mogherini a fare la differenza. Saranno invece le stesse donne musulmane a farla. Sarà la campagna My stealthy Freedom; saranno donne come Asia Ramazan Antar, combattente contro l’Isis in Siria per conto del gruppo curdo Women Protection Units e morta in battaglia a soli 22 anni, o come Malala Yousafzay, giovane premio Nobel per la Pace, a cui nessuno (o quasi) ha contestato il velo (indossato anche in occasione del suo discorso all’Assemblea della gioventù delle Nazioni Unite).

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