L’elettore (di centrosinistra) è nudo


Ci è stato tolto tutto. La passione, i colori, gli ideali, la partecipazione, la fiducia, il rispetto per l’istituzione.
Si è spenta la stella cometa che guidava il partito-comunità, che indicava la strada da percorrere insieme, illuminata dalla luce di valori quanto meno chiari, riconoscibili e condivisi, identitari.
Con i giovani disillusi, sedati anche nella sete di un cambiamento che mai arriva, l’elettore di centro sinistra è nudo. Indifeso, spaesato, svilito e arrabbiato dinnanzi ad una politica incapace di ascoltare, di programmare a lungo termine, di avere visione. Preoccupata solo della tornata elettorale a breve termine, di spartirsi i seggi, garantire uno scranno ai più fedeli al capo. Capace di mettere il turbo a provvedimenti pro domo sua (dalla legge elettorale alla riforma sulle intercettazioni) e di lasciarne stagnare altri di grande importanza per la crescita culturale e morale del Paese (ius soli, testamento biologico).
La politica alla continua ricerca dello scambio democristiano.
Quel baratto perenne per cui porre la questione di fiducia sulla legge elettorale fa il paio con la riconferma di Visco, dove i voti sono quasi sempre un atto di transazione politico-elettorale, un do ut des. Per cui l’appoggio di Verdini, la salvaguardia di AP e il rafforzamento del centro destra valgono ben la pena, pur di portare a casa un provvedimento, il rosatellum bis, che tuttavia non garantirà né la governabilità del Paese né la rappresentatività, ma la sopravvivenza di un ceto/sistema politico agonizzante, da sottrarre il più possibile al giudizio popolare attraverso la costruzione a tavolino di coalizioni “fuffa”, ibride, di dubbia efficacia.
Tutto ruota intorno ai partiti, quando al centro dovrebbe esserci il cittadino.
E l’elettore lo percepisce. Soprattuto a sinistra. Tra promesse disattese, la corsa verso il centro, gli imbarazzi suscitati e l’arroganza che solo chi ha il potere ma non sa esercitarlo per conto della collettività può manifestare, hanno messo a nudo tutte le debolezze del nuovo ceto politico “nostrano” e spogliato il cittadino del suo fondamentale diritto/dovere: quello di farsi rappresentare attraverso l’esercizio del voto. Un voto che non arriva perché percepito come “inutile”, privo di qualsiasi significato se non quello di continuare ad alimentare un sistema che non funziona.
La politica del centro sinistra, divisiva e autoreferenziale, lungi dal frenare il populismo lo sta, di fatto, alimentando. Replicandone gli aspetti peggiori.
Lo confermano le elezioni di Sicilia ed Ostia, con 3 dati in particolare: la persistenza di un forte astensionismo, il rafforzamento del centro-destra insieme alla crescita della destra più xenofoba. Ad Ostia in particolare, in un municipio sciolto per mafia, con un Pd al 13% e dove Casapound ha superato il 9% vien da dire “meno male che Grillo c’è”.

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