“Carne di porco”


Non mi è piaciuta come è stata gestita la cattura di Cesare Battisti.
Finalmente arrestato, riportato in Italia a scontare i suoi crimini. Una vittoria della giustizia e della democrazia. Ma in Italia, anche l’importante arresto di un latitante, un terrorista – motivo che dovrebbe unire – diventa oggetto di divisione. Peggio ancora, di campagna elettorale.E quindi no, non mi è piaciuta la modalità di intervento dei 2 pesi massimi del governo presenti  ricevere Battisti a Ciampino. Se pure la presenza del Ministro della Giustizia poteva avere un senso, nulla c’entrava quella del Ministro dell’Interno. Imbarazzanti le dirette social e il video-racconto postato sia sulla pagina FB del ministro Bonafede che su quella della Polizia penitenziaria (!!!). Musica di sottofondo, immagini che ledono i diritti della persona privata della sua libertà, un poliziotto che si copre il viso con la sciarpa, coperture che saltano.
Il rigore e il tono istituzionale che l’occasione avrebbe richiesto cedono il passo ad una inopportuna spettacolarizzazione, che non rende merito all’azione del Governo ma la svilisce, la umilia.
Una gogna mediatica per il latitante; una minaccia per gli agenti di polizia ripresi con i volti in bella vista.
L’arrivo di Battisti è stato questo, un rustico banchetto di “carne di porco”. Ognuno a rivendicare il proprio ruolo in vista della campagna per le europee. Mentre dall’oltre oceano riecheggiava il twitt, inopportuno e populista, del deputato federale Eduardo Bolsonaro, figlio del presidente Jair Bolsonaro, con su scritto “Matteo Salvini, il ‘piccolo regalo’ sta arrivando”. Un regalo, un favore, una gentile concessione. Quanto di più lontano possa esserci dal concetto di giustizia.
A riportare alto il livello il Capo dello Stato. Mattarella si augura che Battisti venga prontamente consegnato alla giustizia italiana, affinché sconti la pena per i gravi crimini di cui si è macchiato in Italia e che lo stesso avvenga per tutti i latitanti fuggiti all’estero.
Una lista di 70 nomi. Tra terroristi rossi e neri. In cima alla lista dei Paesi che tuttora ospitano il maggior numero di latitanti italiani (almeno 30) c’è la vicina Francia, poi Nicaragua, Brasile, Argentina, Cuba, Libia, Angola, Algeria. E anche il Giappone, che ha dato una seconda casa all’ormai ex latitante di Ordine nuovo Delfo Zorzi, coinvolto nelle inchieste sulle stragi di Piazza Fontana e Piazza della Loggia, poi assolto.
Pochi commenti su questi, su come “riportarli a casa”.

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