Cosa ci dicono le elezioni europee in Italia


In sintesi
Che ha vinto la Lega. Che il M5S è tracollato, dissanguato dal Carroccio e dall’astensione. Che il PD è uscito dalla prognosi riservata, ma che è ancora in fase riabilitativa. Che la sinistra, guardando al proprio ombelico, ha riproposto la solita frammentazione di partiti e partitini che non hanno raggiunto la soglia dello sbarramento. Che mentre in Europa i Verdi prendono il volo affermandosi tra le prime forze politiche a livello nazionale, in Italia la coscienza ambientalista cresce, ma si ferma al 2%. Che il primo partito è l’astensione, al 44%.

Vincitori e vinti
Salvini fa il pieno dei voti. Parla alla pancia del popolo (migranti e decreto sicurezza), alle imprese, ma anche alle fabbriche, agli operai che non si riconoscono più nelle parole, nelle azioni e nelle politiche lavorative della sinistra che hanno reso più flessibile e precario il lavoro. Parla e ammicca alla destra più estrema, altro bacino di voto di cui cibarsi.
Tra i vincitori anche Giorgia Meloni forte del suo 6,5%, che sommato al 34% della Lega getta le fondamenta per una futura e possibile alternativa, tutta di destra, al governo giallo-verde, con buona pace di B., fermo al 8,8%.
Il M5S subisce un tracollo. Perde 6 milioni di voti rispetto alle politiche. Paga un prezzo al cubo: 1) per essere passato da forza di lotta a forza di governo; 2) per aver dato il via ad un Governo con la Lega; 3) per non essere stato capace di mantenere alcuni impegni elettorali (TAV, TAP, ILVA).
Restano a bocca asciutta +Europa in coalizione con Italia in Comune, anche per non essere riusciti a chiudere un accordo elettorale con Europa Verde (tutti e 3 insieme avrebbe raggiunto oltre il 5%, superando lo sbarramento); malissimo la Sinistra di Fratoianni, che nel dopo elezioni si sveglia e dice “basta frammentazioni”.
Il Pd è (finto) vincitore. In termini di voti assoluti, il PD perde oltre 100mila voti rispetto alle ultime politiche. Ma non è questo il punto. Seppure le percentuali lo vedono cresciuto di 4 punti (dal 18 al 22), al nuovo PD di Zingaretti manca ancora una piattaforma programmatica capace di aggregare sulla base di idee e proposte di sviluppo. In queste elezioni europee, la capacità di mettere in lista le diverse anime del PD, Calenda, Pisapia, piuttosto Bartolo, il medico di Lampedusa, ha avuto “successo”, ma solo con l’obiettivo di unire le forze contro il pericolo sovranista, riproponendo il vecchio schema destra vs sinistra. Non può bastare. Servono contenuti e proposte precise, ed è su questi che si giocherà la nuova segreteria del Pd.

Serve un cambio di paradigma.
Al centro sinistra, per ripartire, serve un cambio di paradigma e tanta umiltà (dote assai rara).
Aver superato i 5 stelle, di per sé non è una vittoria… se la Lega viaggia al 34%!
La strategia del voto utile di fronte all’avanzare dei “fascisti di nuova generazione” fa presa e dà qualche risultato, ma non risolve i problemi interni al centro sinistra. Né sarà la restaurazione della dicotomia destra-sinistra ad arricchire la proposta politica.
E poi con questa legge elettorale e questi numeri, serve un patto tra forze politiche.
Cavalcare la débâcle grillina, significherebbe guardare il dito e non la luna, significherebbe non aver capito (né imparato) nulla rispetto a quanto accaduto in questi ultimi anni di politica italiana. La strategia pop-cornista-attendista del Pd di Renzi ha costretto i 5 Stelle al Governo con la Lega, che in soli pochi mesi ha quasi raddoppiato i suoi voti. Un capolavoro politico che ha portato la Lega ad essere il primo partito italiano. Né il Pd può, al momento, definirsi forza alternativa. A meno che…
A meno che non riveda le proprie priorità, rimetta al centro i suoi valori fondanti e, ancor prima di guardare al Governo del paese, lavori dal basso, come in parte ha fatto Zingaretti con Piazza Grande, per diventare polo attrattivo di forze di sinistra e centro sinistra, civiche e ambientaliste e per recuperare quella larga fetta di elettori che, ad oggi, non si sentono rappresentati da nessuna proposta politica.
Un percorso, questo, che necessita di tempo e di numeri, ma con l’ipotesi concreta di elezioni politiche alle porte, la via è tutta in salita.
In quest’ottica, anche il dialogo con il M5S non può essere un tabù.

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