Decreto sicurezza e Tav: sta al Pd


Se il Pd vuole giocare la sua partita, il campo d’azione è sul decreto sicurezza bis e soprattutto sul Tav, dove i grillini si giocano tutto.
Se davvero l’obiettivo è mettere in crisi questo governo, e “liberare l’Italia dall’incubo dei parolai Salvini e Di Maio” come affermato dal Segretario Zingaretti, quale migliore occasione di mettere a nudo – se ancora ce ne fosse bisogno – le contraddizioni di una maggioranza che fuori dal contratto di governo non sa dare un indirizzo chiaro al Paese? Quale migliore occasione per rompere il sodalizio giallo-verde? Quale migliore occasione per anticipare la fine di questo governo?
Perché lo sappiamo. Salvini tirerà dritto su tutto, attuando una politica che ci porterà indietro di decenni, facendoci sempre più assomigliare alla Russia di Putin o ai paesi Visegrad.
Ha già costruito il suo paradigma culturale. Fatto di luoghi comuni, di semplificazione, di banalizzazione.
Il ministro con la panza che va in spiaggia a Milano Marittima? Uno di noi.
Il ministro che promuove la cultura dell’intolleranza verso zingari e immigrati? Interpreta e alimenta il sentimento generalizzato e popolare.
L’uomo forte al comando? Quello che ci vuole, perché in fondo, l’italiano ce l’ha in sé, quella cosa lì.
Gli attacchi ai giornalisti? Dopo anni trascorsi a delegittimare la stampa, sfugge ai più la pericolosità di tale deriva: tutto viene banalmente derubricato a “cosa da niente”, “una battuta”.
L’opinione pubblica non si indigna più.
Neanche per l’affaire da 49milioni di euro. È più avvezza a commentare selfie, post e video del Capitano; perfino a difenderlo se un giornalista gli chiede conto del perché il figlio fa un giretto su un mezzo della Polizia di Stato, “del resto…è una cosa normale”.
La strategia comunicativa di Salvini è pienamente riuscita.
Salvini lo sa. E raggiunto il potere lo esercita, nel modo più becero e indecoroso, in nome del tricolore.
Così come sa bene che il M5S non è più in grado di porre argini alla tracotanza verde. Ilva, Tap, il tracollo elettorale ed ora il Tav. Non ne hanno la forza politica, e metro dopo metro sono costretti a cedere terreno ai compagni di governo, pena nuove elezioni. Che nessuno vuole.
Nessuno. Ma il Pd, come primo partito di opposizione, ha la responsabilità di rappresentare, incisivamente, la larga fetta di popolazione che in questo governo non si riconosce e dargli voce.
Il decreto sicurezza è un grimaldello per inserirsi nelle crepe della tenuta politica del patto giallo-verde. Una legge schifezza, lontana dai più banali principi democratici e di solidarietà politico-civile-morale.
Ma anche sul Tav: il Pd non deve, e non può, essere stampella della Lega.
Ritiri la sua mozione, si astenga, esca dall’aula. Lasci che Lega e M5S si scannino tra loro. Che emergano chiaramente i contrasti e si spingano le forze di governo a rompere definitivamente o riappacificarsi tra loro, senza dargli nessuna scialuppa di salvataggio (alla Lega) e nessuna buona scusa (al M5S) per sfuggire dalle proprie responsabilità. Non si tratta di tatticismo, ma del futuro del paese tutto, che non passa per l’alta velocità.
Non regali, il Pd, altro tempo alla Lega.
Altre posizioni di governo, altro potere. Perché più a lungo il Carroccio sarà al Governo, più mangerà i 5 stelle, più crescerà la Meloni, più la pancia degli italiani sarà affamata di sovranismo e populismo, alimentati da una subcultura pericolosa e dura, molto dura, da vincere.

 

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