Educazione civica: agli insegnanti la (dura) prova di separare la (buona) teoria dalla (cattiva) pratica


Pochi giorni fa il Parlamento ha approvato un provvedimento per riportare l’educazione civica sui banchi di scuola già dal prossimo settembre.
Sono totalmente d’accordo. In una società culturalmente alla deriva, l’educazione alla cittadinanza è un passo fondamentale per recuperare il terreno perso e crescere cittadini consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri.
Una giornata bollata come “STORICA” dal ministro leghista Bussetti che ha dichiarato “il compito della scuola è di educare alla cittadinanza attiva, al rispetto delle regole, all’accoglienza e all’inclusione, valori alla base di ogni democrazia”. “Un traguardo necessario per le giovani generazioni perché sono i valori indicati nella Costituzione a tenere unito il nostro Paese”.
Ottimo il richiamo alla cittadinanza attiva – e quindi abilitata al pensiero critico – ai valori democratici, ai principi costituzionali, all’accoglienza e all’inclusione.
Poi però, mi chiedo cosa diranno gli insegnanti quando i ragazzi gli chiederanno conto della continua propaganda sulla pelle dei migranti. Cosa risponderanno, gli insegnanti, di fronte al perché un ministro della Repubblica dà della “zingaraccia” ad una donna rom. Del perché un pescatore deve arrivare a chiedersi se salvare un migrante o lasciarlo morire. Come concilieranno, i docenti, l’insegnamento della libertà di parola e di espressione con gli insulti e le minacce alla stampa o con la volontà politica di limitare gli spazi di libertà di chi vuole manifestare e rivendicare i propri diritti e quelli della collettività.
Ecco, io credo che si potrebbe rispondere che “STORICO” è stato il momento in cui la popolazione ha smesso di sussultare di fronte ad abusi di potere, sopraffazioni, aggressioni verbali e istigazione all’odio razziale. Di fronte al continuo e lento superamento dei limiti, figurati e non, di uno stato di diritto. Il primo passo della marcia verso Visegrad che solo una corretta istruzione potrà, nel tempo, arginare.

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