Conte2, l’ultima chance


Una cosa dovremmo averla imparata da questi ultimi anni di politica avvelenata. Abbandonare il linguaggio dell’odio e della violenza verbale. Degli insulti.
In meno di un mese abbiamo visto quelli che “il partito di Bibbiano” mettersi insieme con quelli che “i pentapirla”. E non basta la real politik per spiegare i motivi per cui l’odio professato e fomentato si sia trasformato, di colpo, in un’intesa di governo.
La brutalità dei termini con cui sono state condotte le ultime campagne elettorali a fronte del risultato di governo che si vestirà di giallo-rosso, impongono alla politica la necessità di cambiare linguaggio e paradigma. Impongono il rispetto reciproco e il reciproco riconoscimento tra le diverse forze in campo, rappresentanti del corpo elettorale con pari dignità e legittimazione. Molto più semplicemente perché, in politica, le alleanze e i compromessi non sono parolacce, se alla base c’è unione di intenti e di valori.
Oggi abbiamo una grande sfida da cogliere.
Questo governo nasce da uno shock. È vero. Ma è anche vero che può – e a questo punto deve – rappresentare un’occasione per cambiare le carte in tavola, riavviare il sistema.
Serve dinamicità. Nuova linfa ad un sistema politico incancrenito, autoreferenziale, asfittico, lontano dalle persone e dai loro bisogni. In questo contesto, i 5S hanno rappresentato l’elemento di novità essenziale (e positivo), utile a mettere in crisi il sistema tradizionale e a rendere più fluida la situazione politica. Il Pd, da parte sua, ha finalmente colto la sfida (forse più per necessità che per convinzione), ma è ora che si gioca la sua partita. E’ ora di tornare ai valori fondanti, ad essere il partito della gente, della classe operaia, dei più deboli.
Certo, per convincere gli elettori che questo governo non nasce dalla voglia di potere e di poltrone, servirà molto di più di una conferenza stampa o un bel discorso.
Conte parte da una piattaforma programmatica riformatrice, con al centro il lavoro, la riduzione del cuneo fiscale, la famiglia, l’ambiente, i beni comuni, l’Europa. Un programma corposo e impegnativo, ma che richiederà lealtà e tanto lavoro di sottofondo per smussare la diversità di vedute e arrivare a “nuove sintesi politiche”, non a caso enfatizzate da Zingaretti nel suo intervento alla Festa dell’unità di Ravenna.
Basta con le sparate, che pure già ci sono state; basta con i personalismi, il cui effetto immediato è quello di dividere e ripercorrere il tratto di strada già rovinosamente solcato da Lega e 5 Stelle. Basta con l’arroganza e la supponenza di chi non ascolta le ragioni dell’altro.
Servirà un profondo rinnovamento. Non solo nei volti, che poco contano se dovessero ragionare con le vecchie categorie, ma nel linguaggio, nel pensiero, nel ragionamento. L’opportunità di imboccare percorsi alternativi, innovativi, coraggiosi, che per una volta si pongano come orizzonte temporale non le prossime elezioni, ma i prossimi 30 anni.
Ed è una sfida questa, che credo, solo Pd e M5S possono affrontare. Guardando a sinistra.
Non senza difficoltà. Ci saranno resistenze interne ed esterne. Ci saranno rapporti di potere che dovranno essere recisi. Nuovi compromessi da trovare. Ci saranno “perdite”, ma anche “guadagni”.
Un percorso in salita e spinoso. Ma necessario, ne sono convinta, per ripulire l’Italia da una stagione di odio, risollevarla dal decadimento culturale e civile, riaccendere i motori della crescita economica e sostenibile.
Guai a fallire. La piazza di ieri che mostrava con orgoglio il saluto romano dobbiamo tenerla bene a mente. Oggi approfittiamo dello scivolone di Salvini a favore di un nuovo Governo, legittimo, rappresentativo e democratico. L’ultima chance in cui M5S e PD si giocano tutto, l’Italia (che vorremmo).


 

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