A(e)ffetti da coronavirus


Questa emergenza coronavirus ha sospeso le democrazie occidentali. Ha messo in standby le più importanti economie del pianeta e sospeso, d’improvviso, molte delle nostre libertà fondamentali al fine di tutelare il diritto alla salute, s’intende. Soprattutto, ha dato il via alla sperimentazione di un largo controllo sociale, accolto di buon grado e spesso invocato dagli stessi cittadini.

“Stiamo combattendo una guerra” ci dicono, contro un nemico invisibile
Intenti a difendere ognuno l’interesse del suo paese, dei suoi confini, a proteggerci dall’invasore (migrante e  straniero), ci siamo fatti sorprendere da un nemico invisibile, arrivato in prima classe.
Impreparati a gestire l’emergenza dopo anni di tagli alla sanità pubblica, questo virus – che a detta dei virologi ha un tasso di mortalità intorno al 3% – è riuscito a fermare tutto (o quasi). Scuole, uffici, fabbriche, produzione, terziario, trasporti…Alla fine, si sono dovuti arrendere persino il calcio e le Olimpiadi 2020.
Serviva forse il Covid-19 per dimostrarci che l’interconnessione globale non è solo virtuale, economica-finanziaria, ma anche fisica? E quante emergenze di questo tipo potranno esserci in futuro, spontanee o indotte?
Il corona virus ci ha messo di fronte alle nostre fragilità
Il Covid-19 ha misurato, oltremodo, l’assenza dell’Europa; la mancanza di solidarietà dei membri UE verso l’Italia, ma più in generale gli uni verso l’altro (emblematico il caso della Repubblica Ceca). E solo dopo che il virus ha “incoronato” anche Francia e Germania, estendendosi di fatto ovunque, arriva l’annuncio della von der Leyen: i governi potranno iniettare tutto il denaro necessario. Cade il dogma europeo del patto di stabilità, bye bye austerità, almeno per il momento.
Intanto, nel caos di questa europa sgangerata e troppo spesso divisiva, i primi aiuti concreti arrivano da Cina, Russia e Cuba. Paesi extra UE ed extra NATO, a noi lontani per cultura politica e giuridica, ma che, con tutta evidenza, riconoscono al nostro paese una centralità geopolitica strategica, da sottrarre all’influenza degli USA.
Vacillano libertà e diritti consolidati
Per vincere questa guerra, il governo si trova a dover adottare misure restrittive, tipiche dei regimi. Tra l’altro a ranghi ridotti del Parlamento, che non si può fermare, per evitare il contagio tra la classe dirigente.
Sospese le libertà così come le abbiamo conosciute fino ad oggi, almeno in Occidente. 
Il momento è emergenziale e per questo – come si farebbe in guerra –  stiamo accettando di buon grado restrizioni fino a un mese fa impensabili. Zone rosse, check point, coprifuoco, isolamento, militarizzazione.
“Nessuno discute sulla forza maggiore. Il punto è che quando un governo sviluppa nuove forme di controllo sociale, non gli è sempre facile tornare indietro”, afferma Scott Radnitz, politologo della Washington University.
Ora, personalmente non credo sia in atto una repressione delle nostre libertà, essendo il nostro un paese di ormai consolidata tradizione democratica, ma certo questa emergenza ha creato un modello applicabile a possibili altre situazioni emergenziali a venire.
Inoltre, se da un lato la potenza di questa pandemia mette evidentemente in crisi le democrazie liberali, dall’altra sembra aiutare i regimi. Guardiamo all’Algeria, dove le misure varate per l’emergenza sanitaria Covid-19 hanno imbrigliato la protesta di chi ogni venerdì, dal febbraio dello scorso anno, scendeva in piazza in opposizione al regime. Sempre secondo Scott Radnitz “il Covid–19 rappresenta, dunque, uno snodo anche in termini di riflessione, una sorta di nuovo 11 Settembre. L’ultima dimostrazione è arrivata da Israele, dove l’opposizione è insorta contro la decisione del premier, Benjamin Netanyahu, di tracciare i cellulari per verificare violazioni alla quarantena”.
E di tracciare i cellulari come misura anti-Covid si parla anche da noi. Mentre già si alzano in volo i droni per il controllo del territorio, Bill Gates annuncia un progetto di certificazione digitale anti-Covid, ovvero una sorta di “quantum-dot tattoos” (tatuaggi a punti quantici) su cui i ricercatori del Mit stanno lavorando al fine di tenere un registro delle vaccinazioni.
In crisi c’è l’intero sistema socio-economico
In questo contesto vanno in profonda crisi non solo le libertà, così come fino ad oggi le abbiamo conosciute, almeno in Occidente, ma l’intero sistema socio-economico.
Il virus colpisce l’economia, le borse frenano, lo spread sale in un sistema da tempo incapace di autoregolarsi e che sembra davvero non reggere più. Il virus affossa domanda e offerta, mentre la sua ombra si allunga sulla capacità delle imprese di resistere e di ridurre al massimo i costi occupazionali.
La sistematicità della crisi, si legge su Limes, implica che il sistema deve cambiare.
“In prospettiva, vi sono qui le premesse per il superamento del paradigma neoliberista. La cui maggiore pecca non sta nel “globalismo”, bensì nella concezione dell’individuo come strumento dell’economia, quando dovrebbe essere l’opposto. Gli appelli ormai ubiqui, in tutti i settori e tutti i paesi (Stati Uniti compresi), perché i governi si facciano garanti di un’economia che rischia il collasso – come del resto già nel 2008 – sono sintomatici di un tabù che pare infrangersi contro l’onda d’urto dell’incertezza”. L’estrema alternativa novecentesca, il dirigismo di stampo autoritario, è ricetta già sperimentata e non troppo rimpianta. Sulla possibilità di trovare altre vie tra i due estremi, l’Europa potrebbe – dovrebbe – avere qualcosa da dire, se riuscisse a proferir verbo”.
Un’ Europa ad oggi profondamente divisa e che sull’onda del corona virus si sta giocando la sua stessa supravvivenza. In ballo, c’è la proposta di emettere i famosi coronabonds, ovvero la possibilità di ricorrere a dei bond “comuni” a tutti i membri UE, ma che implicherebbe una coesione delle politiche fiscali mai compiuta. Un limite sistemico, ma soprattutto un tallone d’Achille per i paesi fiscalmente più fragili – tra cui l’Italia – esposti a potenziali (se non certi) rischi speculativi. L’emissione dei bond significherebbe l’affermazione di un’Europa solidale, un cambio di passo, a questo punto necessario per la sopravvivenza dell’Unione.
Il bivio è tra solidarietà e nazionalismo
E lo è a livello globale, non solo europeo. “La scelta importante che dobbiamo affrontare – afferma lo storico Yuval Noha Harari sul settimanale Internazionale – è quella tra isolamento nazionalista e solidarietà globale. Sia l’epidemia in sé sia la conseguente crisi economica sono problemi globali. Possono essere risolti efficacemente solo con la cooperazione di tutti i paesi […]. L’umanità deve fare una scelta. Se sceglierà la divisione, non solo prolungherà la crisi ma probabilmente provocherà catastrofi ancora peggiori in futuro. Se sceglierà la solidarietà globale, la sua sarà una vittoria non solo sul nuovo coronavirus, ma anche su tutte le epidemie future e sulle crisi che potrebbero scoppiare in questo secolo”.

 

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s