Si o No, basta esserne consapevoli


Lo fu lo scorso referendum costituzionale, tecnico e politico insieme. In realtà, molto più tecnico e molto più politico di questo. Sappiamo tutti come è andato a finire.
All’epoca fui, attivamente e orgogliosamente, tra i sostenitori del ‘no’ alla riforma. Ma questa volta sono combattuta, tra un potenziale ‘no’ tecnico e un deciso ‘si’ politico.Sebbene le riforme restino e i contesti cambino, di per sé, questa singola riforma non mi dà l’impressione di essere un attentato alla Costituzione.
La riduzione delle poltrone non è un tabù. Se ne parla da anni, senza mai portarla a casa. Inoltre, proprio in occasione di questo referendum, abbiamo riportato alla memoria come, in origine, la Costituzione non stabilisse a priori il numero di parlamentari (i 315 senatori e 630 deputati sono stati sanciti nel ’63). Nè mi illudo, intendiamoci, che il taglio delle poltrone servirà a rendere il Parlamento più incisivo o più efficiente – per questo servirebbe una classe politica seria, adeguatamente formata e selezionata.
Condivido alcune delle ragioni del ‘no’, perché non sappiamo come sarà la riforma elettorale – la vera cifra della rappresentanza – perché sarebbe stato meglio ridurre i compensi, perché il risparmio è irrisorio, perché la cosa migliore sarebbe proporre riforme “organiche” (che però sarebbero più complesse); perché di fronte non abbiamo una classe dirigente e politica di cui ci fidiamo ciecamente, e questo è un sentiment da non sottovalutare.
Ma nessuna di queste mi pare davvero ostativa a questa riforma, che invece potrebbe essere un punto di rilancio per una nuova e migliore legge elettorale (e qui lo so, cedo alla speranza).
Mentre evidente è la voglia di utilizzare questo referendum per colpire il M5S, vissuto ancora, a sinistra, come un elemento di disturbo, quando invece dovrebbe essere la spinta decisa verso un profondo e concreto ripensamento del centro sinistra tutto, un cambio di passo in rottura col vecchio sistema partitico e di potere.
Me ne convinco quando sento molti, soprattutto nell’alveo del centro-sinistra, agitarsi per il ‘no’ a questo quesito, sapendo che gli stessi avevano fatto una partecipatissima campagna per il ‘si’ al referendum Renzi, una riforma che avrebbe cambiato non un paio di articoli, ma che avrebbe stravolto la Costituzione e ridotto il Senato a un dopolavoro per amministratori non eletti direttamente dal popolo.
Pertanto, temo che alla fine, come ha scritto qui il prof. Zagrebelsky, (da leggere) “si deciderà per ragioni che hanno poco a che fare con quelle propriamente costituzionali: fare un favore a questo o un dispetto a quello; rafforzare un partito rispetto ad altri; consolidare la maggioranza o indebolirla; mettere in difficoltà una dirigenza di partito per indurla a cambiare rotta e, magari, a cambiare governo o formula di governo”.
Si o No, basta esserne consapevoli.

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